Musa in Viaggio: Taranto e la magia del Cappellone Sei-Settecentesco

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Senza dubbio, la Cattedrale di Taranto è una delle chiese più affascinanti della nostra Regione, perché racchiude in sé molti stili differenti, in una stratificazione storico-artistica di altissimo livello. Purtroppo, i dissennati restauri del secolo scorso, lungi dall’essere conservativi e rispettosi della complessa storia dell’edificio, l’hanno spogliata di molto del suo valore, in nome di un arbitrario ritorno al romanico. Lo “sbarocchimento” (1948/52) ha portato alla spogliazione della cattedrale della veste barocca e all’abbattimento della torre campanaria rinascimentale per ricostruirne una ex novo in stile romanico (!!!).

Tra il X e l’XI secolo, per conservare le reliquie di San Cataldo, ritrovate fuori dalle mura cittadine, venne costruito un edificio, che dell’attuale duomo rappresenta il nucleo più antico, corrispondente al capo-croce (parte della chiesa oltre il transetto, che normalmente comprende coro e abside).

A destra dell’abside, il vescovo Caracciolo nel 1657 iniziò i lavori di costruzione dell’ampio ellittico cappellone, sfruttando la già esistente cappella di San Cataldo del 1151 come vestibolo a pianta quadrata.

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Il Cappellone rappresenta la perfetta sintesi tra scultura, architettura e decorazione pittorica, tipica espressione di quel trionfalismo religioso ispiratore di molta produzione artistica del Sei-Settecento. Unicum in Puglia per sontuosità e forma ellittica, di derivazione romana, ha il suo immediato precedente nella cappella del tesoro di San Gennaro a Napoli, fondata nel 1608 e completata circa 40 anni dopo.

Con il suo pavimento di marmi, le pareti di commesso marmoreo, il grandioso affresco della volta, l’altare maggiore su cui troneggia la statua argentea del santo, le grandi statue marmoree, le sontuose nicchie, e l’organo monumentale, il Cappellone avvolge e stordisce il visitatore, non preparato a tanta opulenza materica.

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L’affresco nella volta rappresenta la Gloria di San Cataldo, ed è opera del pittore napoletano Paolo De Matteis (1714), allievo di Luca Giordano, come si evince anche dal suo stile.

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Committente fu il vescovo Stella, il cui stemma è visibile affrescato e in marmo in alto sui cornicioni delle pareti laterali del vestibolo, ai piedi della preesistente volta stellare. Decorazione a marmi del vestibolo (l’antica cappella) inizia nel 1724. Otto delle maestose statue sono opera di Giuseppe Sanmartino, scultore napoletano del XVIII secolo, famoso soprattutto per il suo magnifico Cristo Velato.

Cristo Velato - G. Sanmartino
Cristo Velato – G. Sanmartino

Nell’insieme, ogni scultura, ogni decorazione marmorea, qulasiasi dettaglio, creano una sinfonia visiva davvero senza pari.

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Sulla pagina Facebook de La Musa Inquietante, è possibile vedere un breve video panoramico di questo bellissimo Cappellone.

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