Miniatura Persiana e poema epico: lo Shāh-Nāmeh di Sha Tahmasp (Parte 1)

“Ho raggiunto la fine di questa grande storia

E tutta la terra parlerà di me

Non morirò, questi semi che ho piantato salveranno

Il mio nome e la mia reputazione dalla tomba,

E gli uomini di senso e sapienza canteranno,

Quando me ne sarò andato, le mie lodi e la mia gloria”.

– Firdawsi

Con questi versi il poeta persiano Abu’l Qasim Firdawsi, nel 1010, concludeva il suo capolavoro, il poema epico Shāh-Nāmeh, una delle più celebrate opere della letteratura persiana. Il poema racconta la storia della monarchia iraniana pre-islamica, dalla creazione del mondo alla conquista dell’Iran da parte degli Arabi Musulmani, a metà del VII secolo. Il poeta non inventò le storie e le leggende che costituiscono lo Shāh-Nāmeh, ma intraprese l’ambizioso progetto di raccoglierle e metterle in versi.

Non si sa molto di questo poeta, nemmeno il suo vero nome. Dal momento che Firdawsi significa qualcosa di simile a “paradisiaco”, potrebbe trattarsi di un nome d’arte. Nacque intorno all’anno 940 da una famiglia di nobiltà cortigiana (Dihans) a Tus, vicino Mashhad, nel nord-est dell’Iran, e dedicò grande energia allo studio di vecchi testi in persiano e arabo.

Iniziò a comporre il suo poema epico dopo il 975, in un momento in cui l’Iran orientale era diventato sempre più indipendente dalla dinastia Abbaside (750-1258), centrata su Baghdad. Tra le molte dinastie locali che ottennero il controllo a est, i Samanidi (regno 819-1005) inaugurarono uno dei periodi più brillanti della storia culturale in Iran. Orgogliosi dell’eredità persiana, i Samanidi incoraggiarono attivamente la rinascita della letteratura, della poesia e della cultura, e presso la loro corte reale e nella capitale Bukhara, nell’odierno Uzbekistan, integrarono lo studio della lingua araba con quello della lingua persiana. La manifestazione più importante di questo rinnovato orgoglio di appartenenza fu proprio lo Shāh-Nāmeh.

Al tempo in cui Firdawsi completò il suo poema epico però, nel 1010, i Samanidi erano stati rovesciati dai Ghaznavidi (977-1186), una dinastia turca dell’Asia centrale, e la breve rinascita persiana era così giunta ad una improvvisa fine.

I poeti spesso dedicavano i propri lavori ai monarchi, che li ricompensavano con denaro. Così fece anche Firdawsi che, una volta completato lo Shāh-Nāmeh, dopo decenni di lavoro certosino, si stabilì a Ghazna, nell’attuale Afghanistan, per presentarlo al più potente sovrano del periodo, il sultano Mahmud (regno 999-1030).

Secondo la leggenda, quando Firdawsi consegnò il suo poema al governatore Ghaznavida, il Sultano lo insultò, pagandogli un’ esigua ricompensa. Dieci anni dopo, il Mahmud si rammaricò del suo comportamento e inviò cammelli carichi di preziosi doni a Firdawsi. Quando la carovana entrò in Tus però, incontrò la processione funebre che accompagnava proprio la bara del poeta.

Come predisse Firdawsi, tuttavia, nel tempo lo Shāh-Nāmeh ha raggiunto uno status senza eguali nel mondo medio-orientale ed è tutt’oggi considerato l’espressione più potente dell’identità letteraria e nazionale persiana.

Firdawsi incontra i poeti di corte di Ghazna

Miniatura tratta dallo Shāh-Nāmeh di Sha Tahmasp:

Firdawsi incontra i poeti di corte a Ghazna

In questa miniatura, dell’opera in questione, l’autore del poema epico (nell’angolo in basso a sinistra), arrivato da poco a Ghazna dalla sua città nativa Tus, incontra 3 famosi poeti. Le circostanze di questo incontro sono ironiche. 

Disturbati dall’intrusione dello sconosciuto e temendo che potesse essere un rozzo puritano  di provincia (poiché era stato visto recitare pubblicamente solo le sue preghiere), i poeti tentano di evitare la compagnia di Firdawsi, mettendo in chiaro il fatto che essi fossero poeti del sultano, e che solo i poeti erano i benvenuti lì. Per scoraggiare l’autore di Tus, decidono di testarlo, chiedendogli di completare il quarto verso di una quartina, che avevano ideato ad arte con una rima difficile. Firdawsi però risponde in modo così brillante, che i poeti sono costretti ad accettarlo. 

Il sultano Mahmud aveva raccolto i racconti e le antiche tradizioni che sopravvivevano della storia dell’Iran pre-islamico, e desiderava che il maggiore talento letterario della sua epoca elaborasse questo materiale grezzo in modo da renderlo un’unica opera poetica. I tre poeti incontrati da Firdawsi erano i principali contendenti al lavoro. Ciò che nessuno a Ghazna ancora sapeva però, era che l’autore, nella lontana Tus, stava già lavorando alla stessa impresa. Quindi, il suo obiettivo principale era arrivare nella capitale per ottenere il patronato del sultano per il suo Shāh-Nāmeh.

Particolare

La splendida figura in basso a sinistra, che nel racconto rappresenta l’autore dell’opera, potrebbe benissimo riprendere le fattezze di Shah Tahmasp, il patrono di questa redazione dell’opera.

Nel corso dei secoli, il valore e il significato di queste storie sono aumentati, continuando a dilettare, intrigare e consigliare nuovi lettori. Proprio come faceva mille anni fa, lo Shāh-Nāmeh trascende la dimensione meramente persiana, offrendo una visione della saggezza e della follia della natura umana che trascende lo spazio e il tempo.

Lo Shāh-Nāmeh è composto da più di 50.000 rime baciate, che raccontano le azioni e la gloria dei re iraniani dalla creazione del mondo alla conquista araba del 642. Il libro è diviso in tre cicli cronologici: il passato mitico, il tempo degli eroi leggendari e le memorie storiche.

L’opera si focalizza sui regni di 50 monarchi (incluse 3 donne), e contiene sia racconti mitici che quasi storici. Si apre con il regno di Kayumars all’alba del tempo e si conclude con l’ultimo re sasanide, Yazdigird, sconfitto dagli arabi. Queste 50 cronache forniscono la struttura entro cui sono narrate le drammatiche gesta e le azioni eroiche di una serie di altri personaggi, alle prese con armate di creature fantastiche e insidiosi nemici.

Ciclo I – Il passato mitico

All’alba della creazione, durante il regno dei Pishdadiani, la prima dinastia, fu stabilito l’ordine sociale e la religione (Zoroastrismo). Epici conflitti tra le forze del bene e del male (tema ricorrente nello Shāh-Nāmeh) si susseguirono per secoli, e videro re eroici combattere contro demoni maligni.

Ciclo II – Il tempo degli Eroi Leggendari

Un punto di svolta nella narrativa si ebbe quando il sovrano Shah Faridun divise il mondo tra i suoi 3 figli. Due di loro, Sam e Tur, si unirono per uccidere il terzo figlio, Iraj, a cui erano stati assegnati Iran e Arabia da governare. Ciò segnò l’inizio di un ciclo prolungato di vendetta tra gli iraniani (discendenti di Iraj) e i loro arcinemici, i turaniani (discendenti di Tur). Fra i numerosi eroi che emergono, Rustam divenne simbolo di forza e coraggio. Nelle prossime puntate, troveremo Rustam come protagonista di una delle più interessanti miniature dello Shāh-Nāmeh di Sha Tahmasp.

Ciclo III – Memorie Storiche

L’ultima sezione del poema epico, che corrisponde ad altre memorie storiche scritte, si colloca durante il governo dei re sasanidi, una dinastia che ebbe fine con la conquista islamica dell’Iran, ad opera del secondo califfo musulmano ‘Umar.

Il poema si basa su una grande quantità di fonti, tra cui storie locali e dinastiche, l’Avesta (testo sacro della religione zoroastriana dell’antico Iran), miti e leggende tramandate oralmente. Nel corso dei secoli, i conquistatori stranieri e i governanti locali furono conquistati dallo Shāh-Nāmeh, per la sua attenzione nei confronti della giustizia, della legittimità e in particolare del concetto di “gloria divina”. Conosciuto come “khavarnah” nell’Avesta e “farr” in persiano moderno, la gloria divina era considerata l’attributo più potente della regalità, poiché permetteva di governare e imporre obbedienza. Non a caso, creare e possedere una copia di questo poema divenne quasi un dovere regale. Rappresentando i re e gli eroi dell’epica secondo lo stile del proprio tempo, i membri della classe dirigente erano in grado di proporre se stessi come gli eredi legittimi della tradizione monarchica iraniana, che secondo Firdawsi risale all’alba dei tempi.

Lo Shāh-Nāmeh di Shah Tahmasp è il più raffinato e riccamente illustrato manoscritto mai prodotto del poema di Firdawsi. Oltre al suo immenso valore artistico, il manoscritto fornisce un importante riferimento visuale per l’architettura, i costumi, la decorazione, le cerimonie e la moda della corte del monarca Ṣafàvide  del XVI secolo.

Nel 1524, il sovrano Ṣafàvide Shah Tahmasp commissionò un manoscritto illustrato dello Shāh-Nāmeh. Reclutò gli artisti e artigiani più talentuosi per lavorare nella bottega reale. La bottega nella capitale Ṣafàvide di Tabriz produsse i 759 fogli di testo in elegante scrittura nasta’liq. Le sue 258 illustrazioni sontuose e innovative superarono di gran lunga quelle di qualsiasi altro manoscritto reale iraniano, sia in numero che in qualità. Un’impresa di tale grandezza poteva essere finanziariamente sostenuta solo da un sovrano. Questo Shāh-Nāmeh riflette la grande ricchezza e raffinatezza della corte Ṣafàvide di Shah Tahmasp. La commissione di una copia  manoscritta del poema nazionale persiano era interpretata come un atto di legittimazione, che collegava direttamente la dinastia Ṣafàvide ai leggendari re di Persia.

Il manoscritto completo divenne poi parte di un ricco dono inviato al Sultano Selim II (regno 1566-74), in occasione della sua ascesa al trono ottomano nel 1566. L’arrivo dell’ambasciata iraniana ad Istanbul è ben documentata, e un numero di regali, tra cui lo Shāh-Nāmeh, sono menzionati da fonti sia ottomane che europee. Il manoscritto fu ben conservato nelle mani ottomane, prima di apparire in Europa nel XIX secolo. I suoi fogli furono poi dispersi tra musei e collezioni private.

Parabola di Firdowsi sulla nave dello Sciismo

Miniatura tratta dallo Shāh-Nāmeh di Sha Tahmasp:

Parabola di Firdawsi sulla nave dello Sciismo

All’inizio dello Shāh-Nāmeh, il poeta spiega il suo credo filosofico e religioso. In tale contesto, egli concepisce una parabola su settanta navi che trasportano le settanta religioni dell’umanità (nella miniatura, Africani, Europei e Asiatici possono essere riconosciuti fra i passeggeri e l’equipaggio). La più grande e bella delle navi trasporta la sacra famiglia della setta Sciita, e su questa Firdawsi ha trovato ospitalità. Consapevole che tutte le navi devono affondare nel mare in tempesta dell’eternità, il poeta riflette che almeno egli può afferrare le mani tese dei suoi salvatori onnipresenti: il Profeta, suo genero e successore Ali (entrambi seduti sotto la copertura) e i figli di Ali, Hasan e Huseyn (le figure a loro più vicine).

Parabola di Firdowsi sulla nave dello Sciismo SACRA FAMIGLIA SCIITA

I personaggi sacri sono circondati dalle loro aure di santità e velati (per rendere visivamente il loro accecante fulgore, o per non compromettersi con gli iconoclasti ortodossi). In più, indossano abiti Ṣafàvidi: un turbante avvolto intorno ad un bastone.

Parabola di Firdowsi sulla nave dello Sciismo PARTICOLARE

Probabilmente l’uomo in alto è Firdawsi, che si poggia ad un albero della nave e scruta pensoso l’oceano.

Persino nel soggetto marino l’artista trova il posto per dettagli paesaggistici e una suggestiva fauna selvatica.

Parabola di Firdowsi sulla nave dello Sciismo PARTICOLARE 2

Nelle prossime puntate, scopriremo i tratti principali della miniatura persiana ai tempi dei Ṣafàvidi, alcune storie tratte dallo Shāh-Nāmeh e altre fantastiche miniature tratte da questa magistrale edizione di Sha Tahmasp .

 

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