Santi sauroctoni: San Teodoro e il “furto” di San Giorgio…

Oggi ero in giro per Brindisi, e come spesso mi capita quando sono in questa città, sono passata da una delle mie chiese preferite: il Tempio di San Giovanni al Sepolcro, nel centro antico.

Tante cose si narrano di questa struttura, come ad esempio che fosse una chiesa templare, essendo stata fondata, secondo i documenti ufficiali, dai Cavalieri del Santo Sepolcro, verso la fine del XI secolo, in concomitanza con lo svolgersi delle prime Crociate verso la Città Santa. Architettura romanica di impronta Normanna, molti sono rimasti affascinati dalle leggende di cui è protagonista. Alcuni segni intagliati nella pietra, sia all’esterno che all’interno della chiesa, sono stati identificati come simboli dal forte valore esoterico, ad esempio il nodo di Salomone, presente su una colonna interna, o la triplice cinta, accanto all’ingresso settentrionale, o l’occhio inscritto in un triangolo sovrastato da una croce, sulla parete esterna meridionale… tutti elementi che hanno alimentato una serie di miti.

Io in questa sede non ho elementi per parlare delle affascinanti quanto a volte fantasiose congetture esoteriche.

Vorrei invece soffermarmi su ciò che resta della pittura muraria all’interno del Tempio, e in particolare dell’immagine di San Giorgio che uccide il drago (un classico dell’iconografia medievale).

20170507_121206-01.jpeg

Come risulta chiaro dall’immagine, sull’originale pittura murale di un santo a cavallo che ingaggia qualche sorta di battaglia (si suppone) con l’essere serpentiforme ai suoi piedi, è stata sovrapposta la “nuova” immagine di San Giorgio (come recita la didascalia in alto).

20170507_121206-01-01
Rappresentazione più antica
20170507_121206-01-02
San Giorgio, seconda stratificazione pittorica

Anche la rappresentazione più antica dovrebbe riferirsi allo stesso santo, ma non abbiamo la didascalia originale. Le picchiettature presenti anche sull’immagine più recente, dimostrano che sicuramente un terzo strato di pittura era sovrapposto anche a questa seconda rappresentazione.

Sovrapporre un nuovo affresco a quello più antico era la prassi, infatti si trovano stratificazioni ovunque (nell’immagine a seguire una stratificazione pittorica della stessa chiesa).

20170507_121235-01

Risulta invece peculiare che il Santo indossi qualcosa che sembra essere del tutto simile alla pelle del drago (come se Giorgio ne avesse ucciso già uno, indossando poi le sue spoglie come fosse un novello Eracle con la sua leonté). E’ anche curiosa la scelta di invertire il senso del cavallo del Santo, che da essere rivolto a destra (come appariva di solito nell’iconografia orientale da cui proviene), viene invece rivolto a sinistra, con una torsione all’indietro del busto (poiché la testa del drago resta comunque sulla destra). Da questo particolare curioso, anche se non certo sensazionale, dell’iconografia, mi sono trovata a riflettere sul santo in sé e a leggerne qualcosa al riguardo.

A quanto pare, alcuni anni fa un’interessante tesi di dottorato di Teodoro De Giorgio, ricercatore dell’Istituto Italiano di Scienze Umane di Firenze, ha dimostrato che il primo vero santo sauroctono, ossia uccisore di draghi, non fu Giorgio, bensì Teodoro di Amasea (conosciuto anche come Teodoro Tiro), che altri non è che il patrono stesso di Brindisi.

Ma chi è esattamente Teodoro?  Teodoro di Amasea era una recluta romana martirizzata all’inizio del IV secolo per aver professato la sua fede nel cristianesimo. Anche noto come Teodoro Tiro, (tiro significa appunto “recluta” in latino), Teodoro di Amasea è spesso confuso con un altro Teodoro, Teodoro di Stratelates, un generale romano (anche se la maggior parte degli studiosi crede che i due siano probabilmente la stessa persona). Ne Le Vite dei Santi, Butler nota che le storie relative a San Teodoro di Amasea “non si possono ritenere affidabili”, anche se probabilmente si riferiscono a “un vero martire“. Continua: “La sua storia risulta così complicata e contraddittoria che, per renderla meno incoerente, si è piazzato un secondo Teodoro, e così abbiamo San Teodoro Stratelates, commemorato il 7 febbraio“. S. Teodoro di Amasea si ricorda invece il 9 novembre.

Secondo diverse leggende, quando San Teodoro rifiutò di offrire sacrifici agli dèi romani insieme alla sua legione, fu portato davanti al governatore della provincia per spiegarsi. Si dichiarò cristiano, fu quindi estromesso dall’esercito e, secondo alcune fonti, nella città di Amasea, bruciò il tempio di Cybele. Fu quindi catturato e nuovamente tradotto davanti alle autorità romane, che lo interrogarono e lo torturarono. Quando fu riportato nella sua cella, venne consolato dalla visione di angeli. Alla fine fu condannato a morte e arso vivo in un forno.

Queste storie tradizionali non fanno alcuna menzione di draghi. Perché allora Teodoro è rappresentato come l’uccisore di un drago? La sua identificazione in un eroico sauroctono può essere legata alla convinzione che con la sua intercessione “i diavoli erano espulsi e i cimurri distrutti.” In Il Drago nell’arte medievale cristiana e islamica, Sara Kuehn suggerisce che la fede nel potere di San Teodoro di sconfiggere il male probabilmente ispirò il motif di uccisore del drago. Kuehn scrive: “Gli uccisori di drago sono stati progressivamente identificati come santi guerrieri che esercitano una funzione apotropaica o protettiva“.

Nella prima arte cristiana, Teodoro è spesso rappresentato con l’altro cacciatore di draghi Giorgio, anche se i ritratti di Teodoro che uccide il drago precedono quelli del suo compagno più famoso. Kuehn afferma: “Tra i santi militari Teodoro e Giorgio erano prevalentemente associati al miracolo dell’uccisione di draghi e spesso appaiono insieme. Nella tradizione agiografica però, Teodoro ha preceduto evidentemente Giorgio in questo ruolo“. I primi riferimenti a Teodoro che uccide un drago possono essere datati al IX secolo, alcune fonti parlano addirittura di VII secolo, mentre la più antica rappresentazione conosciuta di San Giorgio che combatte con un drago risale agli inizi del XI secolo. Prima di allora, a volte viene rappresentato San Giorgio che uccide un uomo piuttosto che un drago. Il santo infatti era venerato come soldato-martire che aveva convertito i popoli infedeli. Per questo, fino ad allora l’immagine tradizionale che lo rappresentava era di un cavaliere intento a trafiggere un uomo, simbolo del persecutore pagano e dell’eresia.

aghtamar-n-d20-22-24-sha-l

La credenza che anche Giorgio avesse fronteggiato un mostro prese corpo in Oriente successivamente, forse sulla spinta delle stesse rappresentazioni figurative.

Negli affreschi e nei rilievi orientali il santo era sempre affiancato a Teodoro, in lotta con il (suo) drago: una prossimità che a un certo punto indusse gli artisti a far convergere verso il mostro entrambi i santi, fino a che Giorgio non “assorbì” del tutto il tema figurativo del drago.

Limestone slab from the exterior decor of a church in Amaseia depicting two military saints, named by inscriptions and Theodore and George thrusting their spears into the foe. 13th centu
Limestone slab from the exterior decor of a church in Amaseia depicting two military saints, named by inscriptions and Theodore and George thrusting their spears into the foe. 13th century

Per inciso, la celebre storia di come San Giorgio abbia vinto un drago e salvato una principessa sarebbe probabilmente un tardo abbellimento della leggenda di San Giorgio martire, abbellimento che chiaramente catturò l’immaginazione delle generazioni successive: secondo la Leggenda Aurea, San Giorgio era un cavaliere cristiano nato in Cappadocia, che giunse alla città di Sylene. Lì trovò gli abitanti terrorizzati da un terribile drago, che avevano tentato di appagare fornendogli due pecore ogni giorno. Quando però le pecore furono finite, dovettero sostituirle con vittime umane, scelte a sorte. Il giorno dell’arrivo di San Giorgio, la figlia del re era stata scelta come sacrificio. San Giorgio salvò la principessa, addomesticò il drago, lo tradusse in città e, prima di ucciderlo, pretese dai suoi abitanti la promessa di convertirsi al cristianesimo.

Sembra che la prima immagine individuale di San Giorgio sauroctono risalga all’XI secolo.

Chiesa di Santa Barbara a Soganli, Cappadocia

Ne Le Vite dei Santi, Butler osserva che “la storia del drago, sebbene abbia avuto tanta importanza, è stata un successivo incremento cui non abbiamo tracce sicure prima del dodicesimo secolo. Ci sono tutti i motivi per credere che San Giorgio sia stato un vero martire che patì il martirio a Diospolis in Palestina, probabilmente prima del tempo di Costantino. Al di là di ciò, non sembra esserci nulla che possa essere affermato con sicurezza“.

Tornando a Teodoro, in qualche momento storico fu imbastito anche per lui un vero e proprio episodio agiografico, che vede lo scontro tra il Santo e il Drago, sulla falsa riga di quello elaborato per San Giorgio (anche se non saprei dire quale si sia diffuso prima). Ne è un esempio questo dipinto tardo, datato XVII secolo, chiamato “Il Miracolo di San Teodoro”, una tempera d’uovo di Nikifor Saviny, scuola di iconografia di Stroganov.

Miracolo di San Teodoro, Nikifor Saviny (XVII sec.)

E’ qui rappresentata la storia del mitico scontro, cronologicamente precedente al tradizionale episodio agiografico del rifiuto del santo di sacrificare agli dei pagani. Teodoro si trovava in Euchaita, quando apprese del drago. Arrivò al villaggio e lo trovò deserto, non c’era traccia di essere umano, ad eccezione di una principessa di nome Eusebia, che guidò Teodoro verso il rifugio del drago, nel folto di una foresta. Nell’icona, la principessa Eusebia è tenuta prigioniera dal drago. Molto probabilmente, come nella storia di San Giorgio, la principessa era stata offerta in sacrificio dalla gente del villaggio, che aveva intanto abbandonato le proprie case, aspettandosi il peggio. Armandosi con il segno della croce, Teodoro si precipitò verso drago e pose fine rapidamente alla sua vita, tagliandogli la testa. Infine portò in salvo la principessa. San Teodoro pensò che, avendo avuto da Dio il coraggio di uccidere un drago dal respiro di fuoco, fosse il momento di rivelare la sua identità cristiana all’esercito e affrontare la possibilità del martirio. Più tardi quindi, quando fu ordinato ai soldati dal loro comandante di offrire sacrifici agli dei pagani, Teodoro rimase nella sua tenda.

saint-theodore
Martirio dei SS. Teodoro l’Anatoliano, Leonzio l’Arabo e Panigerus Persiano

Questo dipinto su pergamena è tratto un manoscritto copto intitolato “Martirio dei SS. Teodoro l’Anatoliano, Leonzio l’Arabo e Panigerus Persiano”, conservato presso la Biblioteca Pierpont Morgan (Dipartimento di Manoscritti Medievali e Rinascimentali) a New York. Datato 31 dicembre 867.

Il sito ufficiale della Biblioteca Pierpont Morgan fornisce una descrizione dell’opera:

http://ica.themorgan.org/manuscript/214172

Il santo, identificato proprio come Teodoro Tiro, armato con/infilzato da una spada (non è chiaro effettivamente), monta in sella ad un cavallo imbrigliato con staffe, tenendo le redini nella mano sinistra e, con una lancia sormontata da una croce nella mano destra, trafigge il demone prostrato, in forma di serpente con testa umana, incatenato ad un oggetto nominato come “cathedra”, calpestato dal cavallo. Le mani di Dio, che emergono da un arco nel cielo, mantengono due ghirlande o corone.

Per chiudere questa lunga digressione, alla luce delle rappresentazioni di Teodoro e di ciò che abbiamo letto finora…

… mi chiedo se la rappresentazione più antica di un santo sauroctono all’interno di San Giovanni al Sepolcro di Brindisi, databile presumibilmente XI secolo come la chiesa, fosse davvero San Giorgio, o magari non fosse proprio San Teodoro.

Se ciò fosse vero, si potrebbe presumere che successivamente, la seconda rappresentazione potrebbe aver, volontariamente o meno, trasformato il primo santo cacciatore di draghi nell’ormai più “popolare” San Giorgio.

Al di là di queste congetture, è stato interessante scoprire ancora una volta come le rappresentazioni iconografiche e i relativi significati iconologici possano cambiare nel tempo, e come certe questioni non siano mai veramente chiuse.

____________________

Bibliografia

Alban Butler, Lives of the Saints, Courier Corporation, 2012

Rosa Giorgi, I Santi e i loro Simboli, Mondadori Electa, 2011

Sara Kuehn, The Dragon in Medieval East Christian and Islamic Art, BRILL, 2011

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...