“L’arte contemporanea venduta oggi, avrà qualche valore tra cent’anni?”

L’altro giorno mi è capitato davanti agli occhi un articolo di ArtNet News molto interessante, magari non tanto per il contenuto in sé e per sé, quanto per la questione che solleva. Una questione non certo nuova, ma sempre attuale e su cui mi interesserebbe conoscere la vostra opinione. La questione di fondo è questa: l’arte contemporanea non ha lo stesso valore della precedente, o è il concetto stesso di arte ad essere totalmente mutato, invalidando così i canoni a cui abbiamo sempre fatto riferimento?

Ve lo traduco velocemente, approfittando della pausa pranzo, e come sempre lascio il link dell’originale:

http://news.artnet.com/market/will-contemporary-art-sold-today-be-of-any-value-in-100-years-194261

“Mentre la vista di Leonardo Di Caprio e Miley Cyrus (vestiti come folli vagabondi) causa trambusto all’Art Basel di Miami, ci si chiede cosa rimanga del mondo dell’arte. Sicuramente è seducente pensare che il mondo dell’arte sia stato ingoiato dalla combinazione di marketing e pubblicità hollywoodiane e dalle industrie della moda e della musica. L’arte è un accessorio di ricchezza e celebrità. Per favore, parcheggiate quel Koons accanto alla Bentley in garage.

Così tanto è cambiato nel mondo dell’arte e così velocemente. Per molta gente è sconcertante. Cento anni fa il mercante d’arte Paul Durand-Ruel spesso intenzionalmente si tratteneva sui quadri degli Impressionisti così a lungo da poter infine catturare i gusti dei suoi clienti (così diceva).

Probabilmente era un modo educato per dire che gli occorreva molto tempo per riuscire a vendere i lavori degli Impressionisti a gente che ne capiva; oggi, per estremo contrasto, l’arte, alle Fiere ad essa dedicate, è venduta in nanosecondi a gente che non solo non ne capisce, ma a cui non interessa davvero. La forza proviene dal fervore emotivo della competizione per l’acquisto, e in più dal diritto di vantarsene durante la cena successiva; non è l’oggetto fisico ad essere emozionante. I ricchi ignoranti sono sempre esistiti, certo, ecco perché così tanta brutta e inutile arte è stata comprata e venduta. Ma pensare ciò ci porta a chiederci quali artisti oggi potrebbero essere popolari tra cento anni. Possiamo saperlo, date le condizioni del mercato? Questo è un divertente gioco da salotto tra amici, scegliere i vincenti e i perdenti, ma è anche una questione seria nel contesto di un anno che ha visto le aste superare i record di fatturato. Solo a Novembre, le vendite d’arte di Christie’s e Sotheby’s hanno chiuso a 2 miliardi di sterline in una settimana.

Una questione ovvia è: ognuna di queste opere d’arte avrà valore tra cento anni? L’altra è: importa davvero a qualcuno? La bellezza è effimera, la stupidità è eterna. Avevo sentito dire questa frase da qualcuno una volta. Me ne sono innamorata.

Parte della sfida del valore a lungo termine è che il valore non è singolo quando si tratta di arte: è plurimo. Stiamo parlando di molteplici registri di valore coesistenti, a volte operanti in parallelo, altre volte intrecciati o sovrapposti.

Lasciate che mi spieghi.

Le opere d’arte hanno un valore monetario (a quanto vengono comprate e vendute). Ma hanno anche un valore più profondo, storico, critico e curatoriale, valori che sono più nebulosi, meno quantificabili, e soggetti a cambiamento e a dibattiti senza fine. La moda, sul breve periodo, gioca un ruolo importante nel determinare tutti i tipi di valore da un giorno all’altro. A volte questi registri di valore nel mondo dell’arte sono allineati, ma altre volte non lo sono. Si prenda, come esempio, la recente retrospettiva di Jeff Koons al Whitney Museum of American Art. Gran parte dei critici erano indifferenti a Koons e ai suoi glitterati monumenti alla banalità. Ma il mercato lo ama e i prezzi delle aste per i suoi lavori hanno raggiunto nuove vette. Anche i curatori e i musei lo hanno sfruttato, comprendendo che è popolare e quindi richiama molta partecipazione.

Abbiamo sentito molto parlare del valore di mercato grazie ai media, sempre più ossessionati dai prezzi delle opere. Siamo colpevoli di ciò anche qui ad ArtNet news (mi dispiace). Ma è ciò che i lettori vogliono. Maggiore è il prezzo di vendita, maggiore è la storia, sembra. E anche se pensiamo di non aver sentito molto circa gli altri tipi di valore in gioco, ce ne sono in verità di non meno rilevanti per un artista e per il suo lavoro, che conservano valore ed importanza a lungo termine. Infatti, il valore storico probabilmente conta di più di tutto perché il valore di mercato a lungo termine è strettamente dipendente dall’ establishment storica, curatoriale e critica, che condivide una visione comune quando valuta l’importanza storica dei lavori di un artista.

Per esempio, penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che Diego Velázquez sia stato un importante artista del XVII secolo, a cui la gente sarà interessata anche tra cent’anni. Si valuterà sia il suo lavoro, sia storicamente che a livello monetario. E questo non perché i suoi dipinti sono venduti per decine di milioni di dollari alle aste. Piuttosto, è perché c’è un consenso storico artistico sul fatto che fosse il miglior artista alla corte del re Filippo IV di Spagna e il più talentuoso e innovativo pittore dell’Età d’Oro Spagnola. Questa valutazione giustificata e ampiamente condivisa delle magnifiche qualità pittoriche del suo lavoro, ha sostenuto il valore monetario, critico, curatoriale e di mercato nei secoli.

E non ho dubbi che continuerà.

Ciò significa che quel valore di mercato a breve termine oggi ha acquisito rilevanza sul valore a lungo termine per un artista, perché quello a lungo termine è basato sul valore storico artistico, soggetto gradualmente a revisione e cambiamento nel corso del tempo attraverso il consenso. È una situazione paradossale, sostanzialmente, in cui il valore di mercato è continuamente plasmato e sostenuto da conversazioni, dibattiti, e valori che sono in continua mutazione e formazione.

Ma forse la risposta è, come il mio collega Blake Gopnik mi ha suggerito, che il valore a lungo termine è irrilevante nel mondo dell’arte attuale, i collezionisti devono solo decidere se qualcosa salirà o scenderà nella prossima stagione o al massimo nelle prossime due. In più il valore monetario dell’opera di un artista di successo può anche diventare irrilevante. Questo diventa un’astrazione una volta superato un certo prezzo (100 milioni di dollari), o una volta entrato nelle collezioni pubbliche.”

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11 risposte a “L’arte contemporanea venduta oggi, avrà qualche valore tra cent’anni?”

  1. lois ha detto:

    Io ritengo che il mercato attuale sia tutto falsato. Ed è giusto porsi il problema sin da oggi. Tra cento anni, ammesso che resistano (per qualità dei materiali, produzioni etc…) i Ballons di Jeff Koons rappresenteranno un valore universale oppure solo una testimonianza di un’epoca terminata? L’esempio di Velasquez è lampante. Ne riconosciamo la grandezza ed il valore artistico a prescindere della sua epoca. Jeff Koons (ma come lui tanti altri che hanno monopolizzato il mercato) risulterà tra un secolo un abile imprenditore o un artista? Io propendo per la prima.
    In linea di massima è mutato il modo di fare arte e di concepirla, soprattuto perchè si vuole associare il valore economico al valore dell’arte stessa e noi sappiamo che non è così. Il valore di una tela, di una scultura è intrinseco al soggetto stesso… ma il mercato pare infischiarsene.

    È un argomento che mi appassiona molto. Ti lascio qui dei link di cose sulle quali penso spesso. Se ne avrai tempo e voglia mi farà piacere leggere le tue riflessioni.

    https://assolocorale.wordpress.com/2015/01/28/il-carrozzone-di-jeff-kons/
    https://assolocorale.wordpress.com/2015/02/05/di-attribuzioni-facili-di-studio-e-di-mercato/
    https://assolocorale.wordpress.com/2011/12/27/il-mercato-effimero-dellarte/

    • musa inquietante ha detto:

      Mi premurerò subito di leggere i contributi che hai segnalato… E’ una questione che appassiona molto anche me, e su cui non riesco ancora ad addivenire ad una opinione precisa.. Nel senso che, ovviamente, sono d’accordissimo con ogni cosa da te scritta; però tempo fa lessi, su un articolo riguardante il restauro delle opere attuali, che l’arte contemporanea si distingue dal passato proprio perché non riconosce come sua una volontà di permanenza. E’ di per sé effimera e vuole esserlo… E’ un po’ il discorso delle installazioni. Certo, se tra 100 anni si conservasse qualche opera di Koons come di Hirst o di chiunque altro, non so cosa ne potrebbero pensare i nostri pronipoti. Ma forse loro saranno nati con questa nuova idea dell’arte, e paradossalmente non so se davvero anche loro avranno la sensibilità “old style” di capire Velazquez o Caravaggio… E’ un discorso paradossale, lo so, ma è qualcosa a cui penso spesso…

      • lois ha detto:

        lo penso anche io, Quella di oggi è un’arte che rispecchia un’epoca ed ha il valore della transitorietà, vuoi per tipologia di materiali, vuoi per l’uso ampio delle tecnologie, ma quando tra cento anni non ci sarà più il “ballon di Koons” (che si sarà ossidato… o lo squalo di Hirst, o il video della performance della Abramovich…) e di lui resteranno solo le foto e qualche documento (oltre alla tabella dei valori economici raggiunti) di cosa parleranno? di Arte o di prodotti solo documentali di un’epoca?
        È un discorso molto affascinante che però credo non trovi soluzioni a breve, ma lo trovo di un fascino e di una bellezza irresistibili!

  2. elena ha detto:

    L’arte rappresenta, esprime e giudica il tempo e la società in cui nasce, non c’è scampo. Poi le generazioni che verranno potranno esprimere il loro giudizio più o meno positivo a seconda della loro cultura e modo di essere. Oggi noi possiamo giudicare, a seconda del nostro modo di pensare, le epoche passate ed esprimere le nostre preferenze. E poi bisogna rassegnarsi anche al fatto che l’arte sia in mano ai commercianti. Anche questo è un aspetto che si ripete da millenni solo che i ‘commercianti’ del Rinascimento erano più colti dei nostri e molto più esigenti.

    • musa inquietante ha detto:

      Alla fine pittori “alla moda” ce ne sono sempre stati, pensiamo ad esempio al Perugino.. Credo che per la prima volta sia il concetto stesso di arte ad aver subito un cambiamento radicale, ed è per questo che è lecito chiedersi se le generazioni future avranno ancora i mezzi per capire ed apprezzare l’arte precedente a questa, o per loro sarà estranea molto più di un Koons.. per quanto riguarda il mercato, io credo che i venditori di oggi siano in linea di massima meno colti, perché hanno davanti degli acquirenti altrettanto ‘ignoranti’ in materia…

  3. loscalzo1979 ha detto:

    Molto interessante come Analisi.
    Credo sia figlia anche del fatto che oggi l’artista più che “diffondere il suo linguaggio” o aspettare “il mecenate di turno” che gli commissioni qualcosa, pensa già di suo come dipingere “per vendere il suo prodotto”.
    Chissà fra 100 anni quanti degli “artisti” di oggi saranno davvero considerati tali…

    • musa inquietante ha detto:

      Sono d’accordo… chissà se tra 100 anni saranno gli artisti attuali ad essere dimenticati o la mentalità e il gusto saranno talmente cambiati da essere i grandi del passato a subirne le conseguenze…

  4. dafnevisconti ha detto:

    Che bella conversazione. Io, da totale inesperta i materia, penso che la cosa più bella sia pensare alla casualità. Le cose accadranno perché rispecchieranno gli animi e le mentalità degli uomini i questa epoche e di questa cultura e sarà la cosa giusta. Io intanto, se potessi, investirei nell’arte che mi piace, da contemporanea degli artisti della mia epoca. Grazie dei vostri interessantissimi ragionamenti.

    • musa inquietante ha detto:

      La tua è una posizione davvero interessante, e alla fine credo che sarà esattamente così.. possiamo solo augurarci che la cultura resti sempre qualcosa da proteggere e soprattutto da coltivare, perché se c’è pensiero critico qualunque cosa accadrà avrà una sua ragione.. 🙂 grazie davvero per le tue riflessioni!

  5. fulvialuna1 ha detto:

    Per me è un discorso difficile, non sono dentro il problema con le competenze giuste.

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