Van Gogh riflette sul Veronese

Van Gogh riflette sul Veronese

“[…]Il colore in sé non vuol dir nulla, non se ne può fare a meno, lo si deve impiegare; quel che è bello, realmente bello, è anche giusto: quando Veronese dipinse il ritratto del suo bel mondo nelle Nozze di Cana spese tutta la ricchezza della sua tavolozza in viola scuri, in meravigliosi toni dorati. Poi, pensò anche a un lieve azzurrino e a un bianco perlaceo, che non compaiono nel primo piano. Egli li profonde nello sfondo, ed era giusto farlo, perché si trasfonde nell’atmosfera che circonda i palazzi marmorei nel cielo, completando in modo caratteristico il gruppo delle figure.
Quello sfondo è tanto bello che deve essere sorto spontaneamente da un calcolo di colori.
Sbaglio forse?
Non è forse dipinto diversamente da come sarebbe se si fosse pensato contemporaneamente al palazzo e alle figure come ad un insieme?
Tutta quella architettura e il cielo sono convenzionali, dipendono dalle figure, sono calcolati per far spiccare magnificamente le figure. E’ quella davvero la vera pittura e il risultato è più bello dell’esatta imitazione delle cose. Pensare a una cosa e far sì che l’ambiente appartenga ad essa e da essa derivi”.
Vincent Van Gogh, Lettere a Theo sulla pittura

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9 risposte a Van Gogh riflette sul Veronese

  1. fulvialuna1 ha detto:

    Quel fondo, dove spicca azzurro e bianco perlaceo, sottolinea magistralemnte la forza di tante figure e tanti colori, credo che un colore così diverso da ciò che vediamo in primo piano fa risaltare nettamente il tutto, un colore spento o troppo affine avrebbe rabuiato e reso confusionario il quadro. E ripeto, magistralmente mette in evidenza l’architettura deile colonne, delle statue, delle balconate che mi sembra siano dell’epoca greco-romana…Forse il pittore voleva collegare la vita di gesù ai suoi carnefici?

  2. elenaedorlando ha detto:

    Sono contenta che Van Gogh abbia solo scritto di Veronese, non lo abbia copiato come ha fatto prima con Brueghel, poi con i Giapponesi, quindi con gli Impressionisti. Amo molto Veronese, lo trovo sublime e grandioso, affascinante e perfetto nelle sue composizioni e non sono d’accordo con Van Gogh quando scrive che l’azzurrino sottolinea le figure. Immagina che ci sia un grigio, anche medio, il quadro sarebbe bellissimo lo stesso. Quello che lo rende bello è la composizione, l’idea, tutto lo splendore del Rinascimento veneziano che l’imbrattatele olandese non poteva capire.

    • musa inquietante ha detto:

      Deduco che Van Gogh proprio non ti vada a genio eh? Io sinceramente l’ho sempre amato tantissimo, e da quando ho visto le sue opere dal vivo il mio amore si è rafforzato… ovviamente non sono paragonabili perchè i loro contesti storico-sociali sono totalmente diversi, ma rispetto il fatto che a te l’olandese non ispiri granchè.
      Per quanto riguarda i Giapponesi, io ho trovato davvero interessante come quelle immagini così ricche di calma e afflato buddista, di silenzio e meditazione, vengano filtrate attraverso l’interiorità tormentata e fortemente emotiva di Van Gogh, per diventare qualcosa, che pur conservando le forme originali, assumano un senso e un impatto visivo completamente diverso… E’ un fenomeno molto affascinante…

  3. lois ha detto:

    Premesso che definire Van Gogh imbrattatele è indecoroso e fuori luogo (non sono affatto comparabili opere di natura e secoli diversi);la pittura del Veronese ha rinnovato quello spirito veneziano (tracciato da Tiziano e contraddistinto dall’opera matura e materica di Tintoretto) proprio attraverso l’uso tonale dei colori che si ‘rinfrescano’ e illuminano, spingendosi verso un percorso che anticipa la nuova maniera “di stile”.
    Paolo Caliari con la sua arte ha internazionalizzato la venezianità e lo ha fatto proprio con la nuova nitidezza. Le composizioni sontuose come le Nozze di Cana mettono insieme anche l’architettura e l’armonia degli spazi con l’invenzione dei personaggi e degli animali, perché come lui stesso diceva “nui pittori si pigliamo licentia, che si pigliano i poeti e i matti. Se nel quadri li avanza spacio il l’adorno di figure come mi vien commesso et secondo le invenzioni”.
    L’ambiente è parte integrante della scena ed il cielo (la cena si svolge in uno spazio aperto!) dona luce alla composizione; il nitore degli azzurri esalta la massa scura dei corpi e questo Van Gogh “dall’alto della sua ignoranza” lo aveva compreso!

    • musa inquietante ha detto:

      un commento stupendo, lo farei studiare all’università, davvero… Sono pienamente d’accordo con te su tutto, è una lettura perfetta sia dell’importanza del Veronese nell’ambito della storia dell’arte internazionale, e della storia del colore in particolare, sia della profonda comprensione che Van Gogh aveva di questa materia. Grazie per aver condiviso il tuo pensiero sul mio blog!! 🙂

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