Arte Indiana: introduzione

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Dato l’entusiasmo che mi accompagnò nello studio dell’arte indiana durante il periodo universitario, ho pensato di inaugurare una rubrica sull’argomento. Come in molte culture, l’arte antica, giunta fino a noi, è costituita principalmente da opere finalizzate al culto. Tre sono le religioni storiche del subcontinente: Buddhismo, Jainismo e Induismo (a cui solo successivamente si aggiunse l’Islam). Scopo dell’arte è l’evocazione di principi metafisici. Il monumento è immagine del cosmo, costituito da strutture tradizionali ben  definite, ed ogni sua porzione guida il fedele lungo un percorso di elevazione spirituale. Gli esseri venerati possono essere rappresentati da segni simbolici o in modo antropomorfo. La forma umana però sottende sempre a concetti che vanno oltre la fisicità. Infatti nel rappresentare una divinità, l’artista si rifà ad un’iconografia consolidata, ricalcando aspetto ed attributi emblematici di una realtà trascendente, che denotano in modo inconfondibile, agli occhi del devoto, l’identità del personaggio e gli ideali a cui allude.

Nelle rappresentazioni d’insieme, la prospettiva è volutamente non naturalistica. Come spesso accade nella nostra arte antica e medievale, la dimensione dei personaggi dipende dalla loro importanza gerarchica. L’anatomia è idealizzata e non c’è caratterizzazione. I ritratti infatti mancano, cedendo il posto a consolidati ideali di bellezza.

Ad esempio, il canone femminile è costituito da vita molto sottile, fianchi larghi, seni tondi e floridi.

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Il corpo femminile è sempre rappresentato in modo sensuale, e ciò può spiazzarci dato che parliamo di finalità spirituale dell’arte.La religiosità indiana non conosce concetti simili al peccato originale, e la rappresentazione del corpo femminile, così come delle coppie in atteggiamenti amorosi, è emblema di fertilità e ricchezza.

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Spesso le figure stanti sono nella postura del tribhanga (le tre pieghe), ossia incurvate sul fianco.

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Gli abiti sono di solito aderenti e sottili, in modo da evidenziare l’anatomia dei corpi, su cui sono volutamente cancellate le asperità di muscoli e articolazioni, in favore di un’ armonia curvilinea. La nudità è sembolo di ascesi, mentre le divinità, simili a sovrani, indossano vistosi gioielli e tessuti svolazzanti.

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Come inequivocabile simbolo di potenza, la loro struttura anatomica si arricchisce di braccia e di volti.

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L’apparato iconografico è quindi fortemente regolamentato, un po’ come l’arte bizantina. Di conseguenza c’è poco spazio per la rielaborazione personale. D’altronde la mente umana è qualcosa di transitorio, impermanente, mentre il compito dell’artista consiste nel rappresentare verità universali. Artisti senza nome, consacrati alla storia solo attraverso le proprie opere.

Inoltre, data la vastità dei monumenti da decorare, spesso è molto più esatto parlare di opere corali, realizzate da un gran numero di maestranze. Punto focale non è chi realizza, ma chi guarda. Il fruitore deve essere in grado, attraverso l’osservazione, di cogliere il rasa, ossia il succo, l’essenza dell’opera.

Nei post successivi vedremo di conoscere meglio le tre religioni storiche indiane, ma soprattutto come esse si sono espresse artisticamente. Spero possa essere interessante!!

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8 risposte a Arte Indiana: introduzione

  1. elenaedorlando ha detto:

    Un bellissimo post! Magnifiche anche le foto, grazie per il tuo lavoro. Sono convinta che sia molto utile ed anche molto bello, conoscere l’arte e la cultura degli altri popoli

  2. fulvialuna1 ha detto:

    Ma che bella idea! Meravigliosa arte. Non sono ferrata in materia, ma mi ha sempre affascinato, delle sculture e i bassorilievi indiani, proprio la figura femminile che come hai spiegata è sensuale. A volte la trovo bellissima anche grazie agli indumenti e tutto ciò che abbellisce la figura (come nella penultima immagine che hai postato).

  3. Pietro ha detto:

    che studi universitari hai fatto per studiare queste belle cose?

  4. marvan ha detto:

    Un inizio molto promettente che mi ha creato un sacco di aspettative, ora sono impaziente!
    Riflettevo sulla relazione tra arte e religione che hai introdotto così brillantemente.
    Mi sembra che innanzitutto ci sia una sequenza temporale tra lo sviluppo dell’arte intesa come la rappresentazione di stati d’animo, e l’affermarsi di una religione come la risposta al mistero del soprannaturale. Immagino che questa consequenzialità sia riconducibile ad ogni tipo di cultura, quasi che fosse una specificità della natura dell’uomo. Personalmente sarei propenso a dire della nostra mente. Il condizionamento poi dell’arte da parte della religione è un fenomeno storico estremamente interessante. Basti pensare a quanto un principio filosofico o una morale determinino per secoli e secoli i concetti di bello, lecito, divino.

    • musa inquietante ha detto:

      Commento magnifico, è sempre bello leggere i tuoi pensieri circa i miei post!! Che posso aggiungere, sono pienamente d’accordo con te quando parli di una sorta di consecutio temporum tra l’espressione artistica dell’animo umano e lo sviluppo del sistema religioso. Così come quando sottolinei l’importanza dei principi etici e morali nello sviluppo storico sociale della nostra forma mentis… Penso che lo studio dell’arte sia importante anche per questo.. è l’espressione più alta e completa di una società, un modo per comprenderla appieno, per capire come si è sviluppata, i rapporti causa-effetto…

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