“La luce è Dio!” (PARTE 1)

Immagine

Questa sembra essere stata l’ultima frase pronunciata da Joseph Mallord William Turner prima di spirare. Una semplice affermazione che racchiude in sé l’intera vita artistica del maestro inglese, la sua evoluzione, i suoi dissidi, le sue conquiste.

Tra i tanti soggetti immortalati da Turner, il mare occupa sicuramente un posto di primaria importanza, soprattutto in relazione alle sue ricerche su luce e colore. Nessun altro elemento naturale poteva essere tanto versatile e perfettamente adattabile alle sperimentazioni ardite del pittore. Personalità a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, ha contribuito con la sua arte, spesso incompresa e dileggiata, ma mai ignorata, a rompere la tradizionale gerarchia degli stili, assicurando un posto di primo piano al paesaggio.

Se Ajvazovskij aveva deciso di cambiare lo stato delle cose dall’interno, utilizzando i mezzi della tradizione per veicolare nuovi significati e sentimenti mai affidati all’elemento naturale, Turner crea una vera e propria cesura, una frattura insanabile che, se non lo ripagherà in vita, contribuirà alla nascita delle avanguardie nel secolo successivo.

Come Shelley, Turner è un uomo d’acqua, di mare precisamente. Egli non lo descrive, lo vede in tutti i suoi aspetti: adorno di luce, straziato, in collera. Sa anche renderne la strana melanconia, come in  “Sole nascente nella foschia”,

Immagine

la sua leggerezza danzante, in “Regolo”,

Immagine

la sua minacciosa violenza, in “Staffa, la grotta di Fingal”,

Immagine

il suo potere enigmatico, ne “La valorosa Temeraire”, e infine, per celebrarne la potenza, egli inventa “Tempesta di neve”.

Immagine

Le furie del mare fanno scattare la sua aggressività e gli rendono febbricitante la mano. Lotta contro di lui assieme ai marinai, la sua violenza risponde alla violenza dell’accadimento, la tempesta provoca la furia della sua immaginazione. Se egli è affascinato dal mare immenso, profondo, monotono ma anche versatile, non appare meno attratto e sedotto dalle acque calme, ridenti, tranquille, che la luce nei suoi capricci riveste di riflessi. Negli ultimi dipinti, considerati incompleti, l’acqua invade ogni forma solida. I vapori iridescenti e scintillanti saturano e sfaldano la visione.

Per tutta la vita Turner fu irresistibilmente attratto dal mare, ed esso in cambio rispecchiò i suoi cambiamenti di stile. All’inizio egli si accontentò semplicemente di descriverlo, ora tranquillo ora in tumulto, ora carico di barche o brigantini; poi esso divenne teatro analogico delle passioni umane. Studiando l’evoluzione artistica di questo elemento nelle sue tele, possiamo ripercorrere la strada che portò Turner ad un espressionismo che precorreva i tempi di almeno mezzo secolo, e che risulta basilare per lo sviluppo dell’arte contemporanea.

Nato nel 1775 in un quartiere di Covent Garden, Londra,  è significativo che l’artista sia venuto alla luce accanto ad un mercato che palpita di colori e ad un teatro, la Royal Opera House, in cui effetti di luce e prospettiva si combinano per esaltare le passioni umane messe in scena.

Fortemente attratto dal Tamigi, dall’attivissimo porto londinese, passava il tempo a “tormentare i battellieri, supplicandoli che lo lasciassero acquattarsi in un angolo, per avere l’impressione di trovarsi in mezzo ai battelli, con gli occhi sgranati per vedere lo spettacolo più bello del mondo, quando il sole gioca sulle vele issate e ammainate e la nave è sballottata dalla marea: una inesplicabile bellezza; navi popolate da fantastiche creature: marinai dalle facce rosse che appaiono sui parapetti con le pipe tra i denti, veri e propri cavalieri che si affacciano dalle balaustre dei loro castelli”.[1]

Thornbury, nella sua biografia dell’artista, ci raccontò in questi termini l’epifania del pittore: “ ‘ecco –disse Turner emozionato sollevando un’incisione particolare- questo è ciò che ha fatto di me un pittore.’ Era una mezzatinta verde, un verticale di Van der Velde,  una nave sola che avanza col vento in poppa e solca fieramente le onde”.[2] I primi oli di Turner presentati ufficialmente alla Royal Academy erano infatti delle marine in cui il colore dominante era il verde. Comunque paesaggi marini di questo tipo furono un soggetto ricorrente nella sua pittura durante i cinque anni a venire. C’è una tinta glauca e misteriosa in Fishermen at Sea (The Cholmery Sea Piece), generalmente riconosciuta come la prima tela che Turner presentò ad un’esposizione dell’ Accademia (1796).

Immagine

Al chiaro di luna, due imbarcazioni cariche di marinai, chiusi in una losanga disegnata dalle onde, lottano con gli elementi. La luce drammatica, il mare inquietante su cui danza un sordo chiarore, sono un lontano ricordo di Rembrandt o dei notturni agitati di Joseph Wright of Derby.

Immagine

In quest’opera Turner affronta quello che diventerà uno dei grandi motivi della sua produzione, la lotta dell’uomo contro le forze ostili, utilizzando con destrezza i criteri e le convenzioni pittoriche dell’epoca, un chiaro esempio del nuovo concetto di Sublime.

In A Philosophical Inquiry into the Origin of our ideas of the Sublime and the Beautiful, Edmund Burke sottolineò come l’oscurità sia una delle caratteristiche che rendono sublimi l’esperienza impressionante. Per rendere terribile ogni cosa l’oscurità è necessaria. Quando scopriamo le esatte dimensioni di un pericolo, quando i nostri occhi si abituano ad esso, la paura che ci ispira in parte è dissipata. Come esempio Burke riporta la descrizione della morte nel secondo capitolo del Paradise Lost di Milton, in cui tutto è scuro, incerto, confuso, terribile e sublime al massimo grado. Ma la suprema qualità del sublime consiste soprattutto nel suo potere di far scattare la fantasia dello spettatore. La mente incalzata ed è spinta fuori di sé da una folla di pensieri grandi e confusi che commuovono. Un’altra fonte del Sublime è l’infinità, che tende a riempire lo spirito di quella specie di orrore che dona piacere, e che è l’effetto più naturale e la prova più evidente del sublime. E non c’è niente di più oscuro e visivamente infinito di cielo e mare. Nasceva una nuova possibilità  per l’uomo di perdersi nella natura, una nuova immagine del mondo, imbevuta di sentimento e di emozioni. Burke si erge contro il vecchio concetto del mondo enunciato da Pascal, affermando che la ragione è maestra di orrore e falsità, tanto più ingannevole quanto non sempre inganna, segnando con la stessa impronta il vero e il falso. Per quanto ci si possa sforzare, la ragione non può decidere il valore delle cose.

L’illeggibilità è un altro aspetto del sublime. Se si utilizzano i contorni definiti per tradurre un’idea oscura al di là di ogni comprensione, questa resterà grandiosa ma non sarà più sublime. È evidente che non si tratta ormai della semplice caratteristica di una categoria estetica, ma della nascita di un nuovo modo di vedere le cose. Turner non è il solo responsabile. Anche i suoi contemporanei, Delacroix, Goya, hanno dato il loro contributo a questo modo di comprendere il mondo e di rappresentarlo per mezzo di macchie vibranti, tratteggi, schizzi.

Fishermen at the Sea” gli valse un grande successo di critica: “non esitiamo ad affermare che questo dipinto è una delle maggiori prove di una mente originale nella presente mostra di pittura” diceva John Williams nella sua “Critical Guide[3].


[1] J. Ruskin, Modern Painters in work, VII, pag. 379

[2] W. Thornbury, The life of J. M. W. Turner, R.A., 2 voll., Londra, Methuen and Co., 1902, I, pag. 18

[3] W. Guy, Turner, le forme della luce, Jaca Book, 1984

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Arte Moderna e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

6 risposte a “La luce è Dio!” (PARTE 1)

  1. lois ha detto:

    Che poi diciamoci la verità, le vibrazioni di Turner hanno aperto un mondo e un bel po’ di anni prima degli impressionisti. Un turbinio di emozioni che ti trascina ed invita alla riflessione proprio sull’immenso e sul suo lato sublime.

  2. fulvialuna1 ha detto:

    La luce di Dio ha mille aspetti, come Turner ha ritratto il mare. Nelle sue sfumature e colori vibranti o cupi, movimento o pacatezza. Belli questi quadri che si imprimono negli occhi per i loro particolari colori, che nulla hanno di scontato se riferiti ai colori del mare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...