Il Premio Nazionale delle Arti e la sempiterna diatriba sul Contemporaneo

Dal 1 al 10 Ottobre, a Bari, è in corso la X Edizione del Premio Nazionale delle Arti. La rassegna, promossa dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, settore AFAM, Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica, è organizzata quest’anno dall’Accademia di Belle Arti di Bari, con la collaborazione del Comune di Bari e con il patrocinio di Regione Puglia, Provincia di Bari, Camera di Commercio di Bari, AMGAS Bari, FAI delegazione di Bari.

Quasi trecento tra i migliori studenti provenienti dalle Accademie di Belle Arti di tutta Italia, hanno potuto far conoscere al pubblico il proprio genio creativo.

Tra gli elementi distintivi del Premio c’è sicuramente il coinvolgimento di tutti i settori disciplinari presenti nel vasto sistema dell’Alta Formazione Artistica italiana: le arti figurative, digitali e scenografiche (pittura, scultura, grafica, decorazione, scenografia, installazioni, fotografia, arte elettronica e video).

E ovviamente La Musa Inquietante non poteva mancare!!!

L’esibizione si disloca in due plessi, tra loro molto vicini: la Sala Murat, in Piazza Ferrarese, e il Teatro Margherita, da poco riaperto al pubblico dopo anni e anni, e aiutatemi a dire anni, di “lavori in corso”. La prima location espositiva è allestita in modo piuttosto tradizionale, con pannelli bianchi a sorreggere dipinti, fotografie, disegni e tecniche miste e, al centro delle grandi sale, sculture et similia trovano la loro ragion d’essere, grazie anche alla possibilità di potervi camminare intorno ( sempre fondamentale con questa forma d’arte).

Fra le opere che mi hanno colpito maggiormente:

Gianluca Biasi, R.A.G.B.V. (specchi, cornici metalliche, fogli di acetato)

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Martina Garofali, Amarcord (Fotografia)

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 Molto interessante il progetto di Marco Dainelli, ispirato alle “Città Invisibili” di Italo Calvino. Lo scopo, come suggerisce la stessa didascalia, è quello di invitare il fruitore a compiere un viaggio in luoghi ideali, dando spazio all’immaginazione del singolo. In questa sede sono presentati solo i progetti, disegni che sarebbero dovuti valere come base per sculture di grandi dimensioni, collocabili in ampi spazi aperti:

Questa ad esempio è Fedora (la città e il desiderio). “Al centro di Fedora, metropoli di pietra grigia, sta un palazzo di metallo con una sfera di vetro in ogni stanza. Guardando dentro ogni sfera si vede una città azzurra che è il modello di un’altra Fedora. Sono le forme che la città avrebbe potuto prendere se non fosse, per una ragione o per l’altra, diventata come oggi la vediamo. In ogni epoca qualcuno, guardando Fedora qual’era, avrebbe immaginato il modo di farne la città ideale […]”.

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Annalisa Regina, The time that runs (acrilico su tela, legno)

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Roberta Rapacci, Natura morta (olio su tavola)

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Il Teatro Margherita invece si configura come la location “sperimentale”, dato che lo spazio espositivo è organizzato in modo più “disordinato” e quasi “underground”… Installazioni e video sono protagoniste quasi assolute, con ampio spazio dedicato all’ arte scenografica. Ed è qui che le esperienze diventano forse maggiormente coinvolgenti per il fruitore, in quanto in molti casi ci troviamo di fronte alla Interactive Art, ossia un modo di fare arte in cui il visitatore diviene protagonista attivo dell’opera, interagendo con il lavoro che ha di fronte, e dandogli quindi ragion d’essere.

Ma andando con ordine, ecco le opere che ho apprezzato maggiormente:

Alice Negri, Biancaneve (Filo, acrilico, plastica)

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Antonella Rocca, Labirinto di specchi (Acciaio saldato ad elettrodi)

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Silvia Sizzi, Astrazione di Donna (Gesso)

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E siamo giunti alla prima installazione video di Vittoria e Serena Coppolecchia, Francesca Frascolla, Antonia Pucci : entrando in una stanza semibuia, si rimane subito perplessi davanti alla decina di occhi che ti fissano, appesi al soffitto…… Strano eh?

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Sono gli occhi degli artisti, proiettati su sfere di poliestere…. Cliccate sul video amatoriale catturato dal mio abbastanza pessimo cellulare:

X Edizione Premio Nazionale delle Arti

Questa è una bellissima opera scenografica, la riproduzione in scala di un carcere, perfetta in ogni dettaglio, ad opera di Ester Castelnuovo. Il nome è ‘Alice:qualcosa dal carcere’.

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Ed eccoci ad un’opera, di Leonardo Cannistrà, che desta ilarità e stupore nel fruitore … un abito nuziale composto esclusivamente da…

P1030453… assorbenti….

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Dopo le polemiche di questi ultimi giorni, legate alle dichiarazioni di Guido Barilla sulle coppie omosessuali e sulla famiglia “tradizionale”, l’opera di Francesca Ruggieri fa riflettere… Si chiama Utopia Familiare

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La pregnanza del tema è accompagnata da una grande sapienza artistica… guardate ad esempio la fattura delle gambe, sembrerebbero in tutto e per tutto vere:

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Molto interessante anche questa scultura in terracotta patinata con acrilico, di Adriano Ferrante (le piume sono vere..)

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Infine, l’opera più interattiva di tutte, qualcosa con cui tutti i fruitori, compresa me, hanno voluto cimentarsi… Si chiama Sanctuary, di Ilaria Mingolla, e consta di tubi di ferro, acqua ed elastici…

P1030457Dopo un attimo di stupore, capisco che le bacchette poste sul tavolino accanto all’opera sono parte integrante della stessa, e le uso immediatamente….

Sanctuary

E dopo questa performance (vi assicuro che non sono stata l’unica!!!) penso di aver esaurito la mia carrellata sul Premio Nazionale delle Arti… Ovviamente ci sono tantissimi artisti, ed io ho parlato solo di coloro che hanno colpito il mio personalissimo gusto… Quindi invito chiunque sia nei pressi di Bari a non perdersi l’evento, così magari possiamo confrontarci!

Un’ultimissima annotazione riguarda il titolo, “..la sempiterna diatriba sul contemporaneo”: mentre saltellavo da un’installazione all’altra, mi si avvicina un signore che pensava fossi un’artista. Chiarita la mia posizione, quest’uomo si presenta come “poeta” e mi chiede se, secondo me, queste opere meritano la denominazione “d’arte”…. La sua espressione contrariata tradiva chiaramente la risposta che si era dato… Io non ho potuto far altro che ripetergli quanto l’arte contemporanea sia soggettiva, quanto riguardi l’atto creativo in sè più che l’oggetto in mostra e, sebbene qualche opera mi abbia lasciato indifferente (un sentimento di gran lunga peggiore del disgusto quando si tratta di arte), molte altre mi sono davvero piaciute, o quantomeno mi hanno comunicato qualcosa.

In conclusione, il dibattito su cosa sia o non sia arte non si concluderà mai, ma è bello che ognuno di noi si faccia la sua idea, a patto però di essere mentalmente aperto e pronto a discutere in modo costruttivo!

E voi, che ne pensate?

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7 commenti Aggiungi il tuo

  1. mokassino ha detto:

    Ciao Musa,
    sono grezzo, lo ho dichiarato, e lo so di non avere l’apertura mentale per capire l’arte moderna, ma sinceramente delle opere che hai mostrato non ce ne è una che riconosco come opera d’arte.
    Mi spiace ma non c’è paragone con la bellezza delle immagini che hai postato nei tuoi articoli precedenti. Io non credo che l’arte si espliciti come atto creativo in se, ma piuttosto come bello condiviso dagli altri. Ovviamente non tutti potrebbero condividere il bello della mia creazione, ma a qualcuno deve piacere l’opera se no è un opera creativa ma non un’opera d’arte.
    Questa è la mia opinione ma io non ho le basi.
    Per me olio su tavola è questo,
    http://www.google.it/imgres?start=82&client=firefox-a&hs=jbW&rls=org.mozilla:it:official&channel=np&biw=1272&bih=877&tbm=isch&tbnid=Evo95m0uUy8QHM:&imgrefurl=http://www.ilfattoalimentare.it/olio-oliva-ristoranti-non-passa-provvedimento-anti-oliere-la-lobby-ristoratori-nord-europa-piu-forte.html&docid=CWsjujQ5RVpasM&imgurl=http://www.ilfattoalimentare.it/wp-content/uploads/2013/06/155343664.jpg&w=507&h=338&ei=k9ZNUve-E4TVtAbiwoAo&zoom=1&ved=1t:3588,r:4,s:100,i:16&iact=rc&page=4&tbnh=175&tbnw=258&ndsp=33&tx=131&ty=125
    quindi trai le necessarie conclusioni 🙂

    1. musa inquietante ha detto:

      ahahahahahahhahahaha quell’olio su tavola piace molto anche a me!! Scherzi a parte apprezzo il tuo punto di vista e capisco quello che intendi…
      Il confine tra arte contemporanea ed esercizio creativo è ormai davvero sottilissima e totalmente soggettiva, e sono d’accordo con te sul fatto che spesso sia di difficile comprensione, se non proprio incomprensibile..
      Ovviamente il mio punto di vista è un po’ diverso dal tuo, l’arte contemporanea non può essere come quella anche solo di un secolo fa, perché il mondo si è evoluto in modo talmente repentino da essere totalmente cambiato, e per esprimere l’essenza della società attuale quei mezzi e quelle forme sarebbero anacronistici.. Ricorda che tutte le avanguardie sono state respinte in nome dell’arte precedente, e solo con il senno di poi le abbiamo rivalutate.. Comunque il dibattito è sempre aperto e sicuramente, certe volte, si vuole far passare per arte ciò che arte non è… Grazie ancora per il tuo contributo!!

  2. lois ha detto:

    La comprensione perfetta, quella non c’è; l’Arte va presa per quello che è: una altra formulazione del mondo, che non è verità, è solo una sua altra rappresentazione.

    È condivisibile il concetto espresso da mokassino, ma è pur vero che l’arte poi diventa tale quando si storicizza; quante persone hanno disprezzato l’arte del Caravaggio agli albori del Seicento? E oggi è invece una summa dell’arte di tutti i tempi. Io credo che ciascuno è in grado di esprimersi artisticamente, è ovvio che poi l’Arte quella con la A maiuscola è fatta da tanti altri fattori; ma non limiterei il concetto a cosa è arte e a quello che non lo è.

    ti lascio due miei post, dove ho immaginato che l’Arte, dalla Biennale all’arte di una singola artista, è solo espressione della realtà. Ma è pur sempre espressione artistica.

    http://assolocorale.wordpress.com/2013/07/31/di-arte-di-biennale-e-di-altre-storie/
    http://assolocorale.wordpress.com/2013/03/17/lemozione-dellarte/#more-2254

    1. musa inquietante ha detto:

      Ho letto attentamente i tuoi post, sono davvero stupendi e condivido appieno il tuo punto di vista… Sei riuscito ad esprimere ciò che io intendo per arte contemporanea.. Grazie per il tuo contributo, mi piace leggere opinioni così antitetiche, rende vitale il panorama culturale, e ciò può essere solo positivo…

  3. agotri ha detto:

    L’ha ribloggato su Il Setaccio .

  4. fulvialuna1 ha detto:

    Credo che la definizione “arte” sia molto personale; senza nulla togliere ai grandi artisti non contemporanei, che amo molto, credo che anche questa contemporanea possa essere definita tale, in fondo l’arte è nella genialità dell’artista che riesce ad esprimere sentimenti, emozioni, o dire la propria idea, con qualunque mezzo. Detto questo, da profana pura, e premesso che non sono una patita d’arte contemporanea, alcune opere mi affascinano. Tra quelle postate mi piace molto Roberta Rapacci con le sue nature morte, mi piace tantissimo quella di Adriano Ferrante, plasticità moderna ma con un occhio al passato, l’opera di Ruggieri mi da da riflettere; trovo intrigante quella di Mingolla (ho visto il video); trovo inquietante quella degli occhi (ho visto il video) e trovo di pessimo gusto quella di Cannistrà, anche per gli assorbenti, ma non ne capisco il senso, sembra la brutta copia di opere già presentate da altri.

    1. musa inquietante ha detto:

      sì concordo pienamente con te, come diceva anche Brandi è il fruitore a decidere, dentro di sé, se una creazione può essere considerata opera d’arte, in base ovviamente al suo sentire… penso che anche un sentimento negativo sia buono per l’artista, perché è riuscito a smuovere qualcosa nell’osservatore, come ad esempio fecero i Fauves agli inizi del Novecento (un critico del periodo li chiamò appunto Belve perché le loro opere shokkanti circondavano, nell’esposizione, una scultura neoclassica e a quest’uomo sembrava proprio che questa statuina perfetta fosse stata gettata tra le fiere..). E’ l’indifferenza invece a decretare il fallimento dell’artista nella sua missione creativa e comunicativa..

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