“Il mare – questa è la mia vita” (PARTE 2)

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Parte 1: https://musainquietante.wordpress.com/2013/08/21/il-mare-questa-e-la-mia-vita-parte-1/

Al suo ritorno in Russia, nel 1844, Ajvazovskij era un maestro riconosciuto, socio di varie Accademie Europee, e attraverso lo studio e l’esperienza aveva maturato il suo stile.

Anche l’Accademia di San Pietroburgo  insignì l’artista del titolo di accademico e tramite editto dello Zar fu eletto pittore ufficiale della Marina Russa, con il diritto di indossarne la divisa.

Era la metà del secolo, e il pittore accettò l’ennesima sfida: far penetrare lo spirito romantico, e rendere il mare attivo protagonista, in un altro genere pittorico tradizionale: le battaglie navali. Una sfida che vinse con la Battaglia di Navarino, del 1846, a coronamento di un percorso formativo pittorico ma anche scientifico.

Il suo amore infantile per velieri e battaglie navali era stato fomentato e artisticamente formato durante gli anni in Accademia.

Nel 1836 il giovane pittore prese parte alle esercitazioni della flotta sul mar Baltico, dietro consiglio di un maestro della pittura di guerra, Alexander Sauerweid, speranzoso che Ajvazovskij seguisse le sue orme specializzandosi in battaglie navali. Le opere che il giovane talento russo esibì alla mostra autunnale dell’Accademia mostrarono segni di grande talento e una padronanza davvero notevole per una persona solo al secondo anno di formazione.

Successivamente, durante il suo soggiorno formativo in Crimea, il comandante della Caucasus Coast Line, N. Rayevsky, gli suggerì di partecipare alle esercitazioni della flotta sul Mar Nero. Nel 1839 l’artista andò in mare per tre volte e fu coinvolto in due operazioni militari. Non solo partecipò direttamente alle ostilità, ma ritrasse le battaglie in modo talmente suggestivo da destare l’interesse dello Zar in persona.

Durante il suo soggiorno europeo inoltre divenne socio onorario dell’Accademia di Amsterdam, la patria della pittura di genere marinaresco, che aveva dato i natali a quei pittori olandesi che Ajvazovskij aveva tanto attentamente studiato durante il suo primissimo periodo di formazione.

Negli anni 1846-1848 videro la luce eccezionali ritratti di battaglie navali, tutte basate sul passato eroico della flotta russa. Queste opere, sebbene tradiscano qualche traccia dei luoghi comuni in genere adottati dagli artisti ufficiali della Marina, trasmettono l’emozione e il pathos, tutti romantici, evocati da scene di conflitto mortale.

Nella primavera del 1845 Ajvazovskij decise di partire per un viaggio intorno alle coste dell’Asia Minore e dell’arcipelago greco, su una nave comandata dall’ammiraglio Fëdor Petrovič Litke, un noto studioso nonchè il fondatore della Società Geografica Russa, di cui Ivan diventerà membro nel 1853.

Litke iniziò la sua carriera navale nella Marina imperiale russa nel 1813, prese parte e capeggiò varie spedizioni alla scoperta delle terre e dei confini più remoti. Fu inoltre il primo ad avere l’idea di realizzare un mareografo per la misurazione delle maree[1] (1839).  Venne nominato presidente del comitato scientifico della Marina nel 1846, fu comandante in capo e governatore militare dei porti di Reval (oggi Tallinn) e successivamente Kronštadt nel 1850-1857.

Nel 1855 infine, Litke divenne un membro del Consiglio di Stato russo (il potere legislativo che precedette la Duma, nata nel 1906).

La figura dell’ammiraglio doveva esercitare un fascino non indifferente per un devoto amante del mare come Ajvazovskij, e sicuramente l’artista avrà imparato parecchio dall’esperienza decennale di Litke. Ancora una volta Ivan si immerse in un intenso lavoro ed i suoi quaderni furono ben presto riempiti di nuove impressioni.

Dunque il pittore si era messo in gioco personalmente, viaggiando con i più grandi ammiragli ed esploratori, sperimentando tutti gli umori del mare sulla propria pelle, vivendo sulle navi che avrebbe dipinto e con la flotta protagonista delle battaglie che avrebbe descritto, ascoltando la storia di quegli epici scontri dalle loro vive voci ed emozionandosi proprio come faceva da bambino. Posseduto da un fiammeggiante spirito romantico il pittore si accinse a dar vita alla tela in questione, La battaglia di Navarino.

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La battaglia di Navarino rappresenta un importante capitolo della storia navale russa. Fu combattuta nelle acque del porto del Peloponneso il 20 ottobre 1827, nel quadro della guerra d’indipendenza greca, proprio la guerra di cui il piccolo Ajvazovskij ascoltava rapito i racconti, tra le vie di Theodosia, e che gettò nel suo cuore i semi dell’eroismo romantico.

Il tema gli era particolarmente caro proprio perché le flotte alleate inglesi, francesi e russe distrussero la flotta egiziana di Ibrahim Pascià, inviata in aiuto alle forze ottomane impegnate nella repressione greca, contribuendo quindi all’eroica battaglia del popolo oppresso[2].

In questo quadro Ajvazovskij rende le flotte con estrema precisione e cura per i dettagli, ma non dimentica la sua passione per la pittura di paesaggio, adeguando meravigliosamente i colori del cielo e del mare allo scenario di guerra. Le nuvole grigie, miste al fumo dei cannoni, riflettono la luce degli spari, di un rossastro minaccioso, mentre il mare, di per sé calmo, è agitato dai movimenti concitati dei velieri, e le sue onde incorniciano le chiglie dando un’impressione molto più realistica all’intero scenario. Paragonandola all’omonimo quadro di A.L. Garneray[3],la cui opera è decisamente inscrivibile nell’ambito della “pittura navale”,

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ci accorgiamo immediatamente che la tela di Ajvazovskij ha un impatto emotivo decisamente superiore, pur mantenendo l’esatta definizione delle navi da guerra.

L’ animo romantico dell’artista russo si esplica completamente nel  fatto di non limitarsi alla resa doviziosa dei particolari navali, avulsi dal contesto, ma di immergere i velieri nel loro habitat, facendo in modo che il mare e il cielo partecipino attivamente all’ evento di cui l’imbarcazione è protagonista.

La struttura compositiva dell’ opera conserva le reminiscenze dell’ Ultimo giorno di Pompei nella scelta di porre la forte cromia delle fiamme alla destra della scena, a fronte della luce diafana che caratterizza lo svolgersi dell’azione vera e propria. L’esperienza di Brjullov è però filtrata dagli insegnamenti di Vorob’ev, cosicché i contrasti di colore risultano stemperati e la luminosità accentuata.

La capacità di coniugare in un’unica scena, senza fratture visive, i colori caldi dell’incendio e quelli freddi dell’acqua e del cielo deriva invece direttamente dall’ultimo Scedrin. Con l’approssimarsi degli anni Trenta infatti, l’artista di San Pietroburgo passa ad una più drammatica percezione del quotidiano, ampliamente documentata da Napoli in una notte di luna.

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In quest’opera è risolto il difficile compito pittorico di accordare la fredda luce lunare con quella di un falò in un angolo della scena, in modo da rendere l’atmosfera generale di agitazione e ansia e creare un’immagine pervasa di sensibilità romantica[4].


[1] Il mareografo è uno strumento che registra le variazioni del livello del mare e ne stabilisce il valore medio in un determinato luogo e in un determinato periodo.

Vi sono vari tipi di mareografi, i più moderni sono elettrici, raggiungono una precisione nella misurazione che sfiora il centimetro e sono collegati in rete alle capitanerie di porto e ai centri di meteorologia, dove i dati vengono raccolti e studiati dal personale preposto.

[2] Gli eccidi compiuti dagli ottomani nel corso della guerra d’indipendenza greca avevano scosso l’opinione pubblica europea; inoltre solo la Russia avrebbe tratto immediato vantaggio da un indebolimento dell’Impero Ottomano. Dopo lunghe manovre diplomatiche, le tre potenze occidentali avevano concordato l’invio di forze navali, sostanzialmente per interporsi e dissuadere gli ottomani ed i loro alleati egiziani dal compiere ulteriori rappresaglie.

Le istruzioni agli Ammiragli non prevedevano azioni offensive contro gli ottomani e gli egiziani, ma in risposta a colpi di moschetto partiti da una lancia turca contro una lancia britannica, Codrington ordinò di aprire il fuoco e lo scontro divenne una battaglia generalizzata. Dopo tre ore di combattimento, tutte le navi egiziane e turche all’ancora nel porto furono affondate e, con esse, pressoché annientato il potenziale della flotta ottomana.

Codrington venne sconfessato dal governo britannico, che non avrebbe gradito, al di là della simpatia dell’opinione pubblica per gli insorti ellenici, un indebolimento dell’Impero Ottomano. Navarino è forse la sola vittoria che la Royal Navy non suole celebrare.

L’Ammiraglio francese de Rigny, invece, acquisì popolarità in patria e, sotto Luigi Filippo, divenne Ministro della Marina.

[3] (19 Febbraio 1783 – 11 settembre 1857) è stato un corsaro, pittore e scrittore francese. Ha servito con Robert Surcouf e Jean-Marie Dutertre , e fu tenuto prigioniero dagli inglesi per otto anni. Nel 1799, Garneray è stato promosso a maresciallo d’alloggio e di “primo pittore del bordo” sul Preneuse al comando del capitano Jean-Marthe-Adrien l’Hermite . La fregata è stata l’ultima forza ufficiale francese nell’Oceano Indiano.

[4] G. Goldovskij, E. Petrova, C. Poppi, La pittura russa nell’età romantica, pag. 101

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7 risposte a “Il mare – questa è la mia vita” (PARTE 2)

  1. Federico ha detto:

    Apprezzo sempre la grande capacità romantica di inserire l’irrazionalità del sentimento in un contesto comunque realistico. Ne ‘la battaglia di Navarino’ il grigio polvere frammisto a echi di esplosioni si accompagna al dinamismo dello scontro, risolvendosi sia in una tonalità emotiva sia in una realistica confusione. Mi hai fatto scoprire Ajvazovskij, grazie🙂

  2. fulvialuna1 ha detto:

    Il quadro “Napoli in una notte di luna” è spettacolare, ma anche gli altri sono meravigliosi. La drammaticità delle immagini sono attenute dai colori, pervarsi comunque di romanticismo. Grazie per queste preziose notizie.

  3. p o e s i A r t e ha detto:

    ti cito Hoffmann “je trouve une analogie et une réunion intime entre les couleurs, les sons et les parfumes…” .La profonda sensibilità romantica di Ajvazovskij è riuscita a trasmetterci l’essenza delle impressioni ,,,con un linguaggio espressivo che emoziona…Molto bello! Grazie:)

  4. Pingback: “Il mare – questa è la mia vita” (PARTE 3) | La Musa Inquietante

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