ARTE E TABU’

Su National Geographic Channel seguo un programma molto interessante, chiamato TABU’… ogni puntata si concentra su un particolare elemento che nella nostra cultura è considerato un tabù, qualcosa che il senso comune non approva o di cui si è proprio restii a parlare. L’altra sera era il turno della MORTE, uno dei maggiori tabù del mondo occidentale. Ed è proprio in questo ambito che sono venuta a conoscenza di una particolare forma d’arte, la mostra itinerante dal nome KÖRPERWELTEN. Gunther von Hagens è un anatomo patologo che negli anni Settanta mise a punto una tecnica, chiamata PLASTILINAZIONE, attraverso cui trasformare cadaveri di esseri umani e animali in statue. Eliminata la pelle, il grasso e i liquidi corporei (sostituiti da miscele e sostanze plastificanti) e sottoposti ad un lungo processo lavorazione (un anno), i cadaveri diventano veri e propri manichini, che vengono successivamente posizionati in modo “artistico” da von Hagens e dal suo team. Sezionati in modo da mostrare una parte o tutti gli organi interni, queste mostre sono vere e proprie lezioni di anatomia, e milioni di persone in tutto il mondo non sono riuscite a resistere al fascino della controversa esibizione tedesca.

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Non ho nessun motivo e nessuna autorità per dare un giudizio, alla fine se lo scopo dell’arte è non lasciare indifferenti von Hagens ci è riuscito alla perfezione. D’altronde non sono riuscita nemmeno a darmi un’opinione da sola, ieri sera, mentre guardavo la trasmissione con gli occhi sbarrati. Sì, la mia prima reazione effettivamente è stata di sconcerto, per le scene di “manomissione” dei cadaveri più che per il risultato. Ma riflettendoci non penso ci sia un modo giusto ed uno sbagliato di comportarsi di fronte alla morte. Alcuni ritengono oscena l’idea di bruciare i cadaveri, altri invece si sentono male al solo pensiero di decomporsi in una bara sotto terra, nel passato si praticava la mummificazione con precedente asportazione di organi, ed era considerata una cosa normale, anzi un trattamento reale. Alcuni personaggi importanti vengono ancora oggi semi imbalsamati per permettere un più duraturo cordoglio delle masse. Né mi va di dare un giudizio su cosa sia arte e cosa no, probabilmente se la mostra fosse nei paraggi anch’io correrei a vederla. Certo, non so che effetto mi farebbe. Oltre alle scene esplicite di plastilinazione, ciò che davvero mi ha impressionata è stato lo sguardo delle “opere d’arte”. Mentre i corpi erano in tutto simili a quei manichini presenti nelle aule di biologia, gli occhi sono quelli di un essere umano, guardandoli capisci di essere di fronte ad una persona vera, e questa consapevolezza è spiazzante. Evidentemente la morte anche per me è un tabù, e quando mi viene “sbattuta” davanti con tanta forza non riesco a reggere il suo sguardo troppo a lungo.

Ognuno si farà una propria opinione sull’arte contemporanea e su eventuali limiti etici che devono essere rispettati o infranti, ma come diceva Wilde: “bene o male, purché se ne parli”.

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4 risposte a ARTE E TABU’

  1. mariannuccia04 ha detto:

    a te si ispira il mio ultimo intervento🙂 Davvero qualcosa sui cui riflettere!!

  2. elena ha detto:

    Il tema della morte è una costante nell’arte tedesca. Cito solo Baldung Grien,e Kollwitz , i due che mi vengono in mente. Credo sia frutto del loro romanticismo, intriso di sentimento e di passione, tutto il contrario della lucida e fredda analisi scientifica e matematica dell’arte italiana. Grazie per avermi fatto conoscere questo artista.

    • musa inquietante ha detto:

      Sicuramente l’arte nord europea è sempre stata caratterizzata da “tempesta e impeto”, rispetto a quella italiana, storicamente attenta alle proporzioni e all’equilibrio.. quindi sì, immagino sia proprio per questo che loro esplorino temi forti come la morte in modo tanto ardito! Grazie per la tua riflessione!

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