Le Donne senza Uomini di Shirin Neshat

Partendo dall’ articolo che ho tradotto precedentemente (https://musainquietante.wordpress.com/2013/07/03/larte-della-fotografa-iraniana-va-in-scena-a-madrid/), ieri ho approfondito la figura di questa interessantissima artista, ho osservato i suoi lavori, studiato la sua vita, fino ad arrivare, ieri notte, alla visione del succitato film “Donne senza Uomini”.

http://www.youtube.com/watch?v=saI2YubuWfU

La scena si apre con la preghiera del muezzin in sottofondo ed una donna che si lancia dal terrazzo, nel vuoto, accompagnata da queste parole “Da ora in poi solo il silenzio, il silenzio… nient’ altro. Pensai che l’unico modo, l’unico modo per liberarsi dal dolore è liberarsi del mondo”.

Ambientato nel 1953, anno del colpo di Stato (appoggiato dalle forze Americane e Inglesi) che portò alla restaurazione del potere dello Scià, la pellicola segue la storia di quattro donne molto diverse, ma accomunate dal profondo bisogno di riprendere il timone della propria vita, saldamente nelle mani degli uomini e in balia degli sconvolgimenti politici.

Il primo personaggio di cui facciamo la conoscenza, che apre e chiude il film con il suo gesto estremo, è Munis. Giovane donna dall’appassionata coscienza politica e del tutto disinteressata al matrimonio, subisce le imposizioni del fratello, che non le permette di prendere parte ai cortei per le strade e che preme per presentarle un pretendente alla sua mano, ritenendo assurdo che a quasi trent’anni la sorella non si sia ancora “sistemata”.

http://www.youtube.com/watch?v=MdI2kEmcYSw

Vessata dai continui ordini del fratello ed esasperata da una situazione di prigionia familiare che sembra senza uscita, Munis decide di farla finita. Essendo un film a tratti surreale e sicuramente onirico, non sappiamo se la protagonista sia davvero morta, e quindi tutta la sua storia successiva sia una non-storia, oppure sia magicamente sopravvissuta alla caduta e al sotterramento fugace e segreto del fratello, riuscendo così a vivere il suo sogno di prendere parte alla rivolta. Il suo corpo apparentemente senza vita è scoperto dalla migliore amica, Faezeh, venutala a trovare perché da sempre innamorata del fratello e disperata all’idea che il suddetto si stia per sposare con una donna dalla dubbia reputazione, “forse nemmeno più vergine”.  Anche il disseppellimento successivo della rediviva Munis è sempre ad opera dell’amica.

Faezeh è sicuramente il personaggio inizialmente più tradizionale, vuol mettere su famiglia, non le interessa la politica ed ha un carattere morigerato e rigorosamente osservante delle regole religiose.

http://www.youtube.com/watch?v=-_9tMrUCjBA

La sua vita e le sue convinzioni cambieranno radicalmente quando, vittima di una violenza sessuale e ormai disonorata, non avrà più il coraggio di tornare a casa e si ritroverà nella magione di Fakhiri, una donna sulla cinquantina, imprigionata in un matrimonio senza amore con un generale dello Scià. La sua vita, ormai piatta e grigia, sembra riaccendersi quando la donna incontra per caso una sua vecchia fiamma, Abbas, l’uomo con cui si sarebbe voluta sposare se costui non fosse partito per l’Occidente.

http://www.youtube.com/watch?v=OnHJC0uwN7Y

Catturata dalla mentalità aperta e moderna dell’ amante di gioventù, Fakhiri raccoglie le forze per ribellarsi al suo destino e lascia il marito, trasferendosi in questa vecchia magione circondata dal verde e lontano dalla realtà cittadina. Quasi un’isola felice dove le regole e le imposizioni esterne sembrano non poter varcare la soglia.

Ed è qui che viene condotto, nella sua fuga cieca da Teheran, il quarto personaggio della storia: Zarin, una prostituta stanca e distrutta dal suo lavoro, che non riesce a vedere più il viso dei suoi clienti e che vive una forte pressione emotiva.

http://www.youtube.com/watch?v=VyE41_4ilI0

Esplicativa al riguardo è la scena del lavaggio, dove, con tutto il disprezzo per se stessa, la donna, magrissima, come consunta da quella terribile vita, si strofina il corpo fino a sanguinare, sotto lo sguardo allibito delle altre donne.

Nella magione di Fakhri, e soprattutto nel bosco e nei prati circostanti, le tre protagoniste riscoprono loro stesse, rinascono a nuova vita e leniscono le proprie ferite. Sembra un paradiso, un sogno, e come tale giunge alla conclusione quando la padrona di casa  decide di dare una festa invitando i suoi più cari amici, filo-occidentali, con la speranza di rivedere il suo vecchio amore. All’ idea di tornare in contatto con il mondo reale però, Zarin perde improvvisamente le forze che tanto faticosamente aveva riacquistato e svanisce lentamente, come una nuvola di fumo, fino ad esalare l’ultimo respiro, proprio mentre nel salone la festa raggiunge il suo apice. Anche le altre due donne fanno i conti con la realtà.

Fakhri scoprirà infatti che l’amore per Abbas non è corrisposto, quando questi si presenta alla festa con la sua giovane ed occidentalissima fidanzata. Non unica ospite inattesa. L’esercito dello Scià infatti, alla ricerca dei dissidenti, irrompe nella magione, violando quell’eden che le donne avevano creato.

Faezeh infine, vestita all’occidentale e con il capo scoperto, viene raggiunta dal fratello di Munis, che le consiglia di tornare ad abbracciare lo stile di vita tradizionale, promettendole che sarebbe diventata la sua seconda moglie, e che la prima le avrebbe fatto da schiava. Inizialmente allettata dalle parole dell’uomo che aveva tanto amato, la ragazza comprende come sia fallace la sua proposta, perché il ruolo di schiava sarebbe poi toccato a lei, quando il marito si fosse sposato ancora, e ringrazia il cielo di non aver realizzato il suo vecchio desiderio di matrimonio. Ormai è un’altra donna, una donna forte e decisa, una donna che ha trovato la sua strada. Emblematica la conclusione della sua vicenda, che vede la protagonista truccata, capelli al vento e tacchi alti, camminare decisa, e da sola, verso la città.

Anche Munis, nella sua storia non-storia, dovrà fare i conti con la cruda realtà della guerra civile, degli ideali calati nella vita vera: l’uomo che l’aveva introdotta al movimento di resistenza infatti, per non essere catturato, accoltella una guardia dello Scià. La donna si ritroverà davanti il corpo senza vita di un ragazzino in divisa e scoppierà in un pianto disperato, fatto di speranze e sogni intrisi ormai di sangue.

Il film si chiude in modo circolare, esattamente come si era aperto, con Munis che, in slow motion, si getta nel vuoto con espressione serena e cosciente, mentre echeggiano i suoi  ultimi pensieri:  “In fondo, tutto ciò a cui aspiravamo era questo: una nuova strada, un sentiero verso la libertà“.

http://www.youtube.com/watch?v=fr9i0XoQHD4

L’impronta della regista- artista è evidente nello stile stesso della pellicola. Il film consiste infatti nell’unione di alcune videoinstallazioni dirette da Shirin dal 2004 al 2008 che sin dall’idea iniziale della regista avrebbero formato un unico lavoro. Alcuni fotogrammi sono stupendi, oserei dire perfetti, come opere d’arte in movimento. La scena in cui Zarin si ritrova in piedi, avvolta nel suo scialle azzurro, davanti agli uomini in preghiera, è bellissima e densa di significato, un vero quadro. Anche se la trama può sembrare poco chiara o sviluppata in modo discontinuo, ciò diventa il marchio di fabbrica di un’artista fortemente visuale e paradossale.

Partendo dal presupposto che tutte e quattro le attrici hanno saputo connotare in modo originale le donne interpretate, senza dubbio la prova di Orsolya Tóth è per me la più intensa; Orsolya ben esprime la condizione psicologica del personaggio interpretato e vi riesce senza bisogno di parlare, con i suoi sguardi e le movenze. Ma anche Pegah Ferydoni mi è piaciuta molto, ha dato a mio parere il meglio di sé nella scena del dissotterramento e nella fiera camminata finale. Ha saputo rendere il cambiamento in modo deciso e delicato allo stesso tempo.

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2 risposte a Le Donne senza Uomini di Shirin Neshat

  1. elena ha detto:

    Ho visto il bellissimo film tempo fa, ma tu scrivi così bene che è quasi più bello leggere il tuo commento del vedere il film!

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