Alfabeto Artistico: GIAPPONE (parte 1)

Amaterasu-ō-mi-kami “Grande Dea che Splende nei Cieli”

ImmagineGeneralmente abbreviato in Amaterasu, è la dea del Sole (divinità da cui discendono tutte le cose) nella religione shintoista. È considerata la mitica antenata diretta della famiglia imperiale giapponese.

Secondo quanto narrato nel Kojiki (“Memorie degli eventi antichi”)Amaterasu, la prima dei tre figli nobili di Izanagi, nacque dal suo occhio sinistro mentre questi stava purificando sé stesso in un fiume dopo la sua visita al mondo sotterraneo. Izanagi le affidò il governo delle Alte Pianure Celestiali ed il gioiello Mikuratana no Kami.
Successivamente Amaterasu inviò suo nipote Ninigi-no-Mikoto a pacificare il Giappone, a lui donò la spada sacra Kusanagi, il gioiello Yasakani no magatama e lo specchio Yata no kagami, che divennero i primi simboli imperiali giapponesi. Il pronipote di Ninigi-no-Mikoto fu il primo imperatore del Giappone, Jinmu.
Fino alla fine della seconda guerra mondiale la famiglia reale giapponese ha proclamato di discendere da Amaterasu, e l’imperatore veniva considerato un essere divino.
Ad Amaterasu viene anche attribuita l’invenzione della coltivazione del riso e del frumento, l’uso del baco da seta e la tessitura con il telaio. Il suo santuario più importante, il Grande Santuario di Ise, viene abbattuto e ricostruito ogni venti anni.
Ogni 17 luglio viene celebrata con processioni in tutto il paese.

Immagine

Bishojo “bella ragazza”

Immagine

L’ideale di bellezza è notoriamente mutevole, soggetto al tempo e alle mode. Ma sono soprattutto le specificità culturali a definirne i canoni.

La maschera Koomote del teatro No, attribuibile a Tatsuemon, incarna la bellezza femminile giovane: la forma è ovale con il mento allungato, la fronte alta con le sopracciglia vicino all’attaccatura dei capelli (infatti era consuetudine rasarle e ridisegnarle più in alto), le guance piene, gli occhi come sottili fessure e i denti dipinti di nero. Uno dei più grandi pittori del gentil sesso fu Kitagawa Utamaro. L’artista, vissuto tra il XVIII e il XIX secolo, riuscì a raggiungere la perfezione estetica, rendendo l’ideale femminile con delicatezza e sensualità, una sensualità tipica giapponese, espressa tramite nuca e polsi scoperti.

ImmagineImmagine

Cha no yu “acqua calda per il tè”

Quando si preparano foglie di tè sono necessarie… un’affinità particolare con l’acqua ed il calore, una tradizione di ricordi da evocare, un modo tutto personale di porgere una storia” Okakura

Immagine

Uno dei rituali più affascinanti e misteriosi del Giappone è la cerimonia del tè, per la gestualità che diventa il centro di ogni azione in modo quasi sacro, e soprattutto per i risvolti spirituali, per la ricerca di se stessi che sta alla base di ogni sua azione.

Sostenuto dalla filosofia zen, alla fine del XVI secolo si era evoluto in un vero rituale codificato diventando una profonda esperienza estetica, dove il corpo e il gesto sono l’espressione diretta dello spirito, della calma interiore raggiunta, fino a rendere il gesto quotidiano astratto e in funzione di una presa di coscienza di sé.

Secondo regola, viene svolta in un padiglione riservato ad essa, il “chashitsu”. Si tratta di un locale arredato in maniera sobria a cui si accede da un giardino generalmente molto coreografico. Al suo interno, al centro, c’è il focolare su cui viene posto il bollitore dell’acqua.

In questa stanza, con un lungo rituale fatto di movenze lente e studiate, si prepara e si offre agli ospiti il tè Maccha (tè in polvere ottenuto da foglie di Gyokuro).

La tazza del Maccha va ruotata delicatamente nel palmo della mano per tre volte, fino a porre la decorazione interna di fronte a sé e quella principale di fronte al proprio ospite.

Il Maccha e’ una bevanda densa dal colore vivo della giada. Il sapore è intenso perché dettato dagli elementi ancora ben presenti, come la clorofilla, nelle foglie coltivate allo scopo, difese dalla luce del sole. Avendo un sapore amaro è sempre accompagnato da un dolcetto da gustare precedentemente.  Il tè va consumato in pochi sorsi.

Daruma

Immagine

Il fondatore dello Zen Daruma è l’icona di questa scuola religiosa. La leggenda racconta che nel VI secolo viaggiò dall’India alla Cina per rovesciare il buddhismo tradizionale divenuto troppo dottrinale e invitare alla meditazione. Quando l’imperatore cinese gli chiese quale fosse il proprio merito per aver costruito templi e aver supportato monaci e cerimonie religiose Daruma rispose “nessuno”. Quando gli chiese quale fosse il primo principio dello zen Daruma rispose “il vuoto infinito” e infine quando gli chiese chi fosse Daruma, egli scomparendo velocemente disse “non lo so”. Risposta che accompagna spesso i dipinti che lo ritraggono. Infatti è un personaggio trattato da ogni pittore zen, assiso in meditazione e tratteggiato con poche rapide pennellate, o in primo piano mettendone in risalto lo sguardo profondo, o in forma caricaturale o in versione femminile.

Dipingerlo non significa per il monaco ritrarre un santo ma entrare nello spirito del Daruma, diventare egli stesso Daruma.

Si racconta che egli rimase nove anni in meditazione rivolto contro una roccia, perdendo l’uso delle gambe. Per questo motivo è spesso rappresentato con un corpo enorme, tutt’uno con la testa, ma senza gli arti inferiori. L’immagine di Daruma vestito di rosso è anche popolare come bambola portafortuna: di forma ovale, più rotonda nella parte inferiore, è senza pupille. Queste verranno disegnate dal possessore della bambola, una quando si esprime il desiderio, l’altra quando viene esaudito. A causa del loro basso centro di gravità, alcuni modelli di bambola Daruma si raddrizzano da soli dopo essere stati spinti da un lato. Per tale motivo queste bambole sono diventate un simbolo di ottimismo, costanza e forte determinazione. È normale possedere una singola Daruma per volta.

Le bambole Daruma di solito vengono acquistate all’interno o nelle vicinanze dei templi buddisti giapponesi. Se la bambola è stata comprata all’interno del tempio, il proprietario può riportarla perché venga bruciata alla fine dell’anno. È un rituale di purificazione per far sì che il Kami (spirito o dio)sappia che la persona che ha espresso il desiderio non ha desistito, ma è su un’altra via per realizzarlo.

Immagine

Ema “immagine di cavallo”

Immagine

Piccole tavolette di legno su cui i credenti shintoisti scrivono preghiere o desideri e il cui uso risale circa all’anno mille. Gli ema vengono lasciati appesi nei templi, dove i kami (spiriti o dei) li possono leggere. Essi hanno solitamente forma e dimensione uniformi (un pentagono irregolare di circa 20 cm di base), ma vi vengono impresse immagini differenti, come animali od icone shintoiste; inoltre spesso riportano la parola “desiderio” (“negai” in giapponese o “wish” in inglese) scritta su una faccia. Normalmente l’immagine sulla tavoletta dovrebbe essere un cavallo, in giapponese “uma” (contratto in “ma” nelle parole composte). Questo nome ha origine dal fatto che in passato i cavalli reali venivano offerti ai templi in cambio di salute e benedizione, perché si credeva fossero gli animali preferiti dalle divinità. Il colore del manto dell’animale indicava una precisa richiesta.
Tradizionalmente sul lato anteriore può anche essere disegnato il segno zodiacale cinese dell’anno in corso.
Contrariamente alle tradizioni occidentali dove la preghiera ha scopo di riverenza, lode e beatificazione di Dio, nello Shintoismo le persone chiedono ai kami una grande varietà di cose, che vanno dalla pace nel mondo alla buona valutazione nel prossimo esame. In alcuni dei più popolari e principali santuari, come Santuario Meiji di Tokyo, si possono trovare ema scritti in molte lingue che sono stati lasciati dai turisti e contengono i propri desideri e le preghiere.

Immagine

Fuji

Immagine

 

Sicuramente fra i vulcani più rappresentati di tutti i tempi, fu protagonista di due raccolte (Trenta vedute del monte Fuji e Cento vedute del monte Fuji)del famosissimo artista Katsushika Hokusai, vissuto tra il XVIII e il XIX secolo.

La sua arte pittorica, che mirava alla perfezione della linea e a cogliere l’essenza del soggetto raffigurato, influenzò sensibilmente l’arte occidentale, soprattutto nell’ambito dell’impressionismo francese.

Immagine

È proprio con una delle rappresentazioni del Fuji, “la grande onda”, si identifica in tutto il mondo il suo nome. Interessante notare in quest’opera come la schiuma dell’onda ad artiglio di drago sia una particolarità dello stile Hokusai, che sottolinea la forza prorompente della natura sulla realtà umana rappresentata dalle piccole barche in balia del mare.

Immagine

Genji monogatari “Storia di Genji”

Immagine

Scritto dalla dama di corte Murasaki Shikibu vissuta all’inizio dell’anno mille, è considerato uno dei capolavori della letteratura giapponese così come della letteratura di tutti i tempi. I critici letterari si riferiscono ad esso come al “primo romanzo”, il “primo romanzo moderno” o il “primo romanzo psicologico”. Narra la vita sentimentale del più famoso amatore della letteratura giapponese, Hikaru Genji, principe splendente. La figura è idealizzata da un punto di vista estetico e della raffinatezza dei sentimenti.

Immagine

La tecnica utilizzata nell’illustrazione del Genji monogatari è chiamata Hikime Hagihana: gli occhi sono due linee sottili, il naso un trattino a gancio, le sopracciglia un tratto spesso, le labbra un petalo piccolissimo. Le figure umane sono convenzionali, avviluppate in ingombranti e sgargianti vestiti di corte, prive di individualità. Questo permetteva una più facile identificazione da parte del pubblico. Così come l’entrare dall’alto negli ambienti interni con la tecnica illustrativa del Fukinuki yatai (tetto scoperchiato).

Immagine

Qui possiamo invece apprezzare la tecnica tsukuri e (pittura costruita): le illustrazioni sono abbozzate direttamente su un foglio e poi coperte con colori brillanti, rosso, verde e blu, stesi a campiture piatte per sovrapposizione. Alla fine erano rifinite con linee di contorno nette in inchiostro nero.

Haiga “pittura e poesia”

Immagine

Yosa Buson e Ike no Taiga furono due artisti del XVIII secolo che svilupparono il filone della rappresentazione visiva di contenuti poetici, incarnando l’ideale estetico dei Bunjin, i letterati di impronta cinese.

Le composizioni di Buson riprendono spunti tradizionali già dibattuti (la natura, le cose) introducendone anche di nuovi. Ogni poesia risente della sua personalità, che si immedesima totalmente nell’atmosfera evocata. Taiga attraverso i suoi paesaggi trasmette un lirismo tutto nipponico.

Immagine

Ikebana  “fiore vivente”

Immagine

L’ikebana è un’arte antichissima che si sviluppò nel Giappone del VI d.C. quando il buddhismo arrivò nell’arcipelago tramite i monaci cinesi e coreani.

Inizialmente l’offerta floreale rappresentava una forma propiziatoria che avvicina agli Dei, ma già rami e fiori venivano disposti secondo un sistema ternario, formando quasi sempre un triangolo.
Il ramo più lungo, più importante, è considerato qualcosa che si avvicina al cielo, il ramo più corto rappresenta la terra e il ramo intermedio l’uomo; nasce così l’immagine dell’uomo mediatore tra cielo e terra.
Le prime forme compositive, elementi integranti del rituale buddhista, seguono una disposizione che deriva dalla “triade” in cui abbiamo il Buddha centrale ed ai due lati due figure più piccole. Successivamente verranno inseriti dei rami obliqui, con cui si vuole esprimere il fluire della vita.

Ma la vera e propria Ikebana, l’arte di arrangiare fiori, sembra sia nata contemporaneamente alla cerimonia del tè, nel XV secolo. Regola fondamentale era l’equilibrio tra queste composizioni e l’ambiente circostante: nessuna decorazione poteva essere trasferita in un’altra stanza da quella per cui era stata studiata. I tipi di fiore usati, il colore, la loro disposizione nel contenitore e il contenitore stesso (spesso un oggetto di alto artigianato) erano accuratamente selezionati dal maestro del tè per adeguarsi al tono e all’architettura della stanza da tè e alla stagione in corso. Dal XVII secolo l’arte dei fiori si rese indipendente dalla stanza del tè e nacque così la figura del Maestro dei Fiori.

Nel periodo di capodanno, come buon augurio, si espone una composizione tradizionale composta dai “tre amici dell’inverno”: pino, susino e bambù, rispettivamente forza, speranza e abbondanza. Il bambù di due misure diverse indica l’elemento maschile e femminile.

Immagine

Josetsu

Immagine

La tecnica della pittura monocroma a inchiostro si sviluppò verso la fine del XII secolo, in stretta connessione con il buddhismo zen. I centri religiosi la usavano come supporto alla meditazione e i monaci la praticavano a vari livelli, privatamente ma soprattutto come disciplina. Josetsu appartiene al primo periodo, quando il tema della pittura di paesaggio non era ancora sviluppato. Divenne pittore ufficiale dello Shogun Yoshimochi. La sua opera segnò una svolta nei soggetti della pittura monocroma, introducendo un’accuratezza nei particolari del paesaggio che faceva da sfondo alle vicende e ai personaggi religiosi, che prima non esisteva. Anzi, fu nel suo dipinto “Pescegatto e zucca” che per la prima volta la figura umana non fu sospesa nel vuoto, ma il paesaggio acquisì importanza fin nei particolari, insieme ad una certa asimmetria nella composizione.

Il pescatore è ritratto al centro della composizione, in primo piano rispetto al paesaggio accuratamente dipinto, mentre, curvo sulla sponda del fiume, cerca di catturare un pescegatto troppo grosso maneggiando una zucca. Il dipinto rappresenta il famoso apologo zen “come catturare un grosso e scivoloso pescegatto con una zucca dal collo sottile”. Erano frasi usate dal maestro per stimolare la meditazione da parte degli allievi; quesiti alla cui soluzione si doveva giungere per intuizione.

Ognuna delle poesie presenti nella parte superiore del dipinto reca in basso a sinistra il sigillo rosso del monaco poeta zen.

Questa voce è stata pubblicata in Arte Orientale, Iconografia. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...